Lampedusa Last Minute - Lampedusa  Dammusi - Lampedusa hotel - Voli Lampedusa - comune di lampedusa - Lampedusa - Lampedusa  Villaggi - Lampedusa Vacanze - Lampedusa alberghi - Residence Lampedusa - Lampedusa - Appartamenti Lampedusa - Voli Last minute Lampedusa - Prenotazione hoel Lampedusa - Offerte Lampedusa - Lampedusa prenotazione b&b - Prenotazione Dammusi Lampedusa - Appartamenti Lampedusa - Prenotazione alberghi - Vacanze basso costo - Lampedusa Hotel villaggi residence bed and breakfast appartamemti agriturismo case vacanza bed & breakfast B & B alberghi voli last minute foto. A Lampedusa, le aree marine protette assicurano la massima protezione ai luoghi valore faunistico ed assicurano inoltre il ripopolamento delle specie ittiche, endemiche dell'isola di Lampedusa. La zona A della riserva marina di Lampedusa, è riserva integrale. Queste aree dell'isola di Lampedusa, sono quelle dove è vietata la pesca, la navigazione,l'ormeggio e la sosta di qualsiasi tipo d'imbarcazione. Nella zona A della riserva marina di Lampedusa sono consentite solo attività di studio e di ricerca. La zona B della riserva marina di Lampedusa, è riserva generale. A Lampedusa, nella zona B sono consentite attività, con minor impatto ambientale. La zona C della riserva marina di Lampedusa, è riserva parziale,. A Lampedusa, nella zona C, sono consentite anche attività d'uso sostenibile del mare e di modesto impatto ambientale.RISERVA NATURALE ISOLA DI Lampedusa Ente gestore: Legambiente comitato regionale siciliano,sede V. V. Emanuele n. 27  92010 Lampedusa. Lampedusa, è una piatta propaggine calcarea Le coste  sud di Lampedusa degradano sul mare in un susseguirsi di piccole spiagge La costa nord  di Lampedusa,  invece è inaccessibile. Lampedusa, ha subito piccolo sviluppo turistico. A    Lampedusa, le vacanze sono vissute a ritmi sicuramente non frenetici. Da marzo a maggio a Lampedusa, i capodogli sono di passo, mentre delfini e tartarughe sono stanziali e non è raro da giugno a settembre assistere  alla nascita delle tartarughe. Sull'isola di Lampedusa, operano diversi divig per affascinanti escursioni subacquee. Per gli amanti della pesca, Lampedusa offre grandi emozioni sia da terra che dalla barca. Dopo una giornata di sole e dopo una cena a base di pesce freschissimo, a Lampedusa si può trascorrere una piacevole serata ascoltando un pò di musica davanti ad una coppa di gelato o ad un dolce della buona pasticceria Siciliana. Il mare a lampedusa, è il grande protagonista delle vacanze,la limpidezza cristallina delle sue acque consente di vedere il fondo fino ad oltre 30 metri di profondità. A Lampedusa le correnti di provenienza Africana rendono le acque insolitamente calde e iodate. Le spiagge di Lampedusa sono di finissima sabbia bianca e fanno assumere al mare i più diversi toni dell'azzurro. I fondali ricchissimi di fauna marina sono popolati di pesci spesso provenienti dal mar Rosso attraverso Suez acclimatati magnificamente nelle acque di Lampedusa.      

 

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Lampedusa - Isola di Lampedusa - Lampedusa vacanze

 Lungo la costa orientale del continente africano, a largo della città di Tunisi, affiora dal mare, ultimo lembo d’Italia, l’ Isola di Lampedusa: 11 Km per 3,7 Km, questa è la stringatissima, ma significativa, presentazione di una minuscola isola al centro del Mediterraneo. A Lampedusa il tempo e la vita acquistano significato diverso: lo stress, la frenesia della civiltà, lasciano il posto all’immersione in una società dove la natura ed i rapporti umani non sono stati corrotti dalla modernità. Le sue distanze dai continenti, 210 Km dalla Sicilia e 128 dalla Tunisia, e le sue coordinate, 35°29’58’’ di latitudine N. e 12°36’03’’ di longitudine E., ci fanno immediatamente capire che Lampedusa è più vicina, e geologicamente più affine all’Africa anziché all’Europa, se nonché ci danno conferma dell’appartenenza di Lampedusa alla piattaforma continentale africana. Pelagie, ovvero isole d’alto mare, chiamarono Lampedusa, Linosa e Lampione gli antichi marinai greci che qui vi fecero sosta. Giungendo con l’aereo a Lampedusa sembra di atterrare su una portaerei in navigazione nel mare più blu del mondo; dal ponte della nave o dalla cabina dalla barca, invece, l’isola appare simile ad una grande tavolato che galleggia sul cristallo. A Lampedusa la costa presenta caratteristiche molto differenti: a sud spiagge di finissima sabbia bianca si alternano a cale rocciose, a nord invece una serie di ripide falesie inaccessibili dal mare, vero paradiso per gabbiani, falchi e cormorani, offrono uno spettacolo mozzafiato per la loro bellezza selvaggia. Il calcare e la dolomite sono le rocce che connotano il terreno.

IL CLIMA

 Il clima di Lampedusa, nonostante la bassa latitudine (siamo sullo stesso parallelo di Sfax), è squisitamente temperato. Lampedusa è interessata per quasi tutto l’arco dell’anno dall’anticiclone delle Azzorre, sostituito per brevi periodi dall’anticiclone Euro-Asiatico e dalla depressione Sahariana. A parità di latitudine altre zone sono soggette a calure estive che a volte superano i 50°C, mentre a Lampedusa raramente le massime di Agosto superano i 40°C.
Anche le temperature medie del mare, non fanno che confermare quanto detto in precedenza. L’umidità relativa,  nonostante Lampedusa sia un’isola molto piccola, il vapore acqueo presente nell’aria è in quantità più che accettabili rendendo in particolar modo gradevoli le ore serali. I venti soffiano per l’intero anno da Nord lasciando spazio qualche volta allo Scirocco (SE). Molto caratteristiche sono le precipitazioni. A Lampedusa la neve è praticamente sconosciuta; solo alcuni anziani ricordano un unico caso accaduto nel febbraio del 42’. Le precipitazioni piovose sono molto scarse. I giorni di pioggia in un anno risultano in media 50, mentre i mm. di pioggia caduti in un anno ammontano a 340 . Nella tabella delle medie climatiche, vale la pena far notare la media uguale a 0 per i giorni di pioggia di Luglio.
A Lampedusa ci sono due eventi particolari che accompagnano i tanti misteri dell’isola. Il primo, chiamato dai lampedusani “ Marrobbio ” consiste in una marea anomala che nel mese di maggio e raramente in quello di settembre colpisce le coste dell’isola. In un giorno come tanti altri, ecco che lentamente e senza preavviso, inizia un’alta marea che dopo diverse ore raggiunge anche i tre metri; poi, nel giro di pochi minuti, torna la bassa marea. La differenza di velocità tra questi due movimenti del mare, provoca veri e propri danni sia agli abitanti della terraferma che a quelli marini. Chiunque a Lampedusa potrà dirvi di aver raccolto i pesci sulla strada o in mezzo ai capi, altri sosterranno di aver trovato la barca “ormeggiata” nel parcheggio delle auto e l’auto parcheggiata in fondo al molo; un fatto è certo: tutti a Lampedusa conoscono, rispettano e qualcuno teme questo fenomeno ancora misterioso. La scienza ha provato a dare una risposta: per il momento si pensa che la marea anomala sia causata da dei maremoti ciclici che avvengono a largo di Lampedusa. Il secondo fenomeno riguarda uno strano lampeggiare di fulmini, molto spesso non accompagnati da tuoni e da pioggia, che nel mese di ottobre accompagnano le caldi notte lampedusane.

L' ECONOMIA

 L’economia di Lampedusa si basa principalmente sul turismo, sulla pesca, sull’industria conserviera del pesce azzurro e marginalmente sull’agricoltura e la pastorizia; abbandonandola quasi del tutto. Il mare che circonda lampedusa è molto pescoso, infatti la pesca rappresenta una delle maggiori risorse per l’economia dell'isola di Lampedusa. Essa viene praticata con varie tecniche, tra queste la più diffusa è il “Cianciolo” (una rete a circuizione usata con l’uso di potenti lampare), vengono pure usate le reti da posta,le nasse,la traina,  il conzo e la pesca a strascico. Sicuramente  a Lampedusa la pesca potrebbe essere ancora più incentivata con metodi di pesca sostenibili, affinché la pesca potesse continuare ad essere una delle fonti più redditizie dell’ isola di Lampedusa. L’industria conserviera del pesce occupa, nell’ isola di Lampedusa un posto ancora importante. È un’industria rinomata, non seconda, per qualità, ad alcun altra. Anche l’industria conserviera, se opportunamente sostenuta, a Lampedusa potrebbe assorbire una quantità maggiore di manodopera locale. Comunque la lavorazione del pesce sott’olio è molto accurata, Il pesce inscatolato a Lampedusa è solo pesce fresco e per la sua conservazione si utilizza soltanto olio extra vergine d' oliva. Le latte sono sigillate etichettate e commercializzate.
A Lampedusa il commercio  e la lavorazione delle spugne tempo fiorente, sembra oggi che vada ad estinguersi ed è marginale. Un tempo l'isola di Lampedusa era autosufficiente per la produzione agricola; oggi a Lampedusa s' importa quasi tutto dalla Sicilia, vi è solo una produzione di nicchia di ortaggi per altro ottimi. Per fortuna a lampedusa è arrivato il turismo anche se in maniera per fortuna moderata. A metà degli anni 60 a Lampedusa venne costruito l’aeroporto. L’ attacco di Gheddafi avvenuto il 15 Aprile del 1986,  mandò su tutte le prime pagine , l’ isola di Lampedusa, facendola conoscere al mondo intero, paradossalmente Lampedusa inizia così il suo boom turistico,  tanto che in pochi anni Lampedusa cambia il suo volto.

COME ARRIVARE

 Notizie più specifiche li troverai nella sezione costruita appositamente. Qui vogliamo dire che i prezzi dell’aereo per Lampedusa sono alti anzi altissimi. Se vuoi risparmiare qualcosa chiedi alla struttura che ti ospiterà penseranno loro alla prenotazione del volo. La nave è la soluzione per chi arrivava con la macchina, per chi viene senza c' è anche l' aliscafo, entrambi partono da Porto Empedocle (AG). Arrivati a Lampedusa dovete decidere se visitarla a piedi, in bici, in autobus, in macchina o in scooter. La prima la sconsigliamo, c’è troppo caldo. La seconda la consigliamo a chi non sa guidare la macchina o il motorino, e naturalmente a chi non vuole inquinare l’ambiente (anche se ci sono gli scooter elettrici). Oppure potete scegliere di girare l' isola di Lampedusa con gli autobus. Il servizio è ottimo in quanto sosta in tutte le spiagge, ma per uscire la sera dovete organizzarvi, poiché la prima corsa degli autobus è alle 8.00, l’ultima alle 20.00. Se siete in 4 vi consigliamo di prendere la macchina e non 2 scooters, poiché spendete meno. Sicuramente un turista che viene per la prima volta a visitare Lampedusa non può perdere l’occasione di visitare Lampedusa dal mare. Se non si sa guidare la barca e se non da fastidio stare in compagnia con altre persone  conviene fare la gita organizzata. Al porto nuovo, infatti, diverse  imbarcazioni fanno il giro turistico dell’isola, con pranzo a bordo (facoltativo). Se invece da fastidio la confusione, ma non si sa guidare una barca, si può noleggiarne una con alla guida un pescatore e decidere come organizzarsi la giornata. Naturalmente avere una barca per conto proprio costa di più di una gita organizzata organizzarsi un piccolo gruppo di amici per dividere le spese. Se si sa guidare la barca si può noleggiarne una per conto suo e girovagare autonomamente intorno a Lampedusa.

PERIODI CONSIGLIATI

 Se sei un giovane ti consigliamo di venire a Lampedusa ad agosto. E’ il mese ricco di divertimenti e di tanti giovani. Ma attento ai prezzi. Maggio ed ottobre sono i mesi più tranquilli, è ancora possibile fare il bagno e i prezzi sono molto contenuti. Giugno e luglio sono più frequentati, ma di certo è possibile trovare facilmente sulla spiaggia il posto dove sdraiarsi. Settembre secondo noi, è il mese migliore sotto ogni profilo. Dal clima ancora caldo, al mare calmo e poi c’è la festa della nostra Patrona.

LA VACANZA

 Se sei arrivato a Lampedusa, sicuramente avrai sentito parlare delle tanto famose tartarughe “Caretta caretta”. Quindi è giusto, oltre che educativo andare a vedere il centro dove li curano. Emozionante è pure la liberazione delle stesse, ossia degli animali che prima sono stati curati. Quasi tutti i pomeriggi a Lampedusa, infatti, dalla spiaggia di Cala Madonna vengono rimessi in libertà le tartarughe già curate. Per sapere di preciso gli orari e le date, basta andare nello stesso centro, situato in c/da Grecale, ed una bacheca all’esterno avviserà degli eventi più importanti. A Lampedusa potete decidere di andare a vedere i delfini. Si può chiedere alle diverse associazioni animaliste presenti sull’Isola. Consigliamo inoltre di andare a visitare tutte le spiagge e tutte le cale dell' isola di Lampedusa, sia da terra che con la barca. Una gita in aliscafo nella vicina Linosa (isola vulcanica). Li scoprirete un altro paradiso, un altro modo di vivere e di fare, altra vegetazione, altro tipo di territorio e dei fondali ancora integri. La sera dopo aver visto il tramonto (a Lampedusa spettacolare), non può mancare la cena a base di pesce. Dopo aver cenato quasi tutti si riversano in Via Roma (il corso principale) per la serie infinita di “vasche”. Si fa qualche acquisto presso le numerose bancarelle, poi un gelato e poi per i nottambuli la notte continua. A Lampedusa possiamo andare a fare il bagno con il chiaro di luna, possiamo andarcene sulle spiagge a suonare con le chitarre (non sulla spiaggia dei Conigli, qui è vietato scendere di notte per consentire alla tartaruga di deporre le uova), possiamo andare nell’unica discoteca all’aperto presente sull’Isola, possiamo andare al cinema all' aperto per vedere un film.

DOVE MANGIARE

 A Lampedusa ristoranti, pizzerie, trattorie rosticcerie di pesce ed altri locali abbondano. Per quanto riguarda i ristoranti provate un po a fare un giro, ma attenti ai prezzi.

IN GIRO PER LAMPEDUSA

 Lampedusa è un'isola piccola, ma tutta da scoprire: le sue coste sono una continua sorpresa, le sue cale una serie di incantesimi.Proviamo a fare il giro dell'isola di Lampedusa, uscendo dal Porto in direzione nord-ovest verso punta Guitgia. A questo punto sarete in prossimità della spiaggia top dell' isola di Lampedusa, quella dei giovani, dove fare qualche nuova amicizia. Continuando  in direzione NW troverete la spiaggia di Cala Croce, due piccole spiagge divise da un'insenatura ( a Lampedusa è frequentata molto da famiglie). La più grande è delimitata alle spalle da una serie di canne, l'altra più piccolina è coperta alle spalle da un costone  e sono ben accessibili. Poche centinaia di metri e troverete una serie di incantevoli calette: Cala Madonna, Cala Greca.La prima è una cala stretta e lunga è la sede del Santuario rupestre della Madonna di Porto Salvo patrona di Lampedusa. Cala Greca è una spiaggia minuscola adatta allo snorchering. A fianco c'è Cala Galera, questa spiaggia prosegue con un vallone dove vi sono alberi di fico, gelsi. Lasciamo queste calette e continuiamo il nostro viaggio nellì isola di Lampedusa ed arriviamo alla Tabaccara. Dagli abitanti dell' isola di Lampedusa è definita la "piscina" per le trasparenze incredibili del mare. A fianco troviamo l' Isola dei conigli uno scoglio di fronte al quale vi è la spiaggia più grande dell'isola di Lampedusa, qui, sembra di essere ai tropici, il colore del mare, la luce del sole hanno dell'incredibile sembra un sogno, ma sei a Lampedusa. Alle spalle dell'isola dei Conigli, affiora dal mare un piccolo scoglio: se vi immergete nelle vicinanze potrete osservare la Madonnina del mare, omaggio di un fotografo subacqueo che sopravvisse ad un incidente nel mare di Lampedusa. Proseguendo poi, si giungerà a Cala Pulcino, anche qui il mare di Lampedusa dà spettacolo.  Seguono poi tre valloni: dell' Acqua, Profondo e della Forbice. Proseguendo si arriva all'estremità dell' isola di Lampedusa, Capo Ponente, contraddistinto dal faro, si vira in direzione della costa nord alta e frastagliata, ricca di grotte e anfratti naturali.  In alto al sacramento c'è la vetta dell'Isola di Lampedusa, ossia l'Albero Sole a quota 133 metri. La vista che si può godere da quel picco è veramente emozionante. All'estremo lato nord dell' isola di Lampedusa, c'è Capo Grecale riconoscibile per la presenza de faro. La costa est dll' isola di Lampedusa è più frastagliata e ricca d' insenature:  Cala Calandra, Mare Morto, Cala Creta, Cala Pisana. Tutti siti balneabili  e facilmente raggiungibili. A Lampedusa c'è il punto più a sud d'Italia anzi d' Europa: Punta Sottile, la propaggine più estrema dell'isola. Stiamo completando il periplo dell' isola di lampedusa ma prima ad accoglierci ci sarà Cala Francese con le sue acque calme e smeraldine, e con le sue alte palme che ci danno veramente la sensazione di stare ai tropici. Continuiamo  ed incontriamo le Grottacce due grotte contigue dall''atmosfera è magica. Ultima tappa è Cala Maluk.del giro dell' isola di Lampedusa, fino a qualche decennio fa qui si pescavano le spugne.Siamo  così arrivati alla fine, Alla scoperta dei luoghi più incatevoli dell' isola di Lampedusa.

LE RISERVE

 Regione Siciliana – Assessorato Territorio e Ambiente - Riserva Naturale Orientata “Isola di Lampedusa”

 La Riserva Naturale “Isola di Lampedusa”, la cui gestione è stata affidata dalla Regione Siciliana a Legambiente, è stata istituita dopo un lungo iter iniziato nel 1984. Sin da allora la popolazione di Lampedusa, insieme alle associazioni ambientaliste, aveva chiesto la costituzione della Riserva per la salvare uno dei tratti costieri più belli e interessanti dell’Isola dalla cementificazione e dalla speculazione edilizia. Così è stata vinta una giusta battaglia per la tutela dell’ambiente e per il futuro di Lampedusa, contrastando un modello di sviluppo distruttivo, rivendicando anche a nome delle generazioni future il diritto alla salvaguardia di un bene naturale, di incommensurabile valore, che oggi tutti possono ammirare e fluire. Ormai è stato unanimemente riconosciuto, che la Riserva Naturale dell' isola di Lampedusa è una risorsa per lo sviluppo economico e turistico di Lampedusa, uno sviluppo pulito e duraturo, perché fondata sulla tutela e non sulla distruzione dei beni ambientali. La Riserva ha una superficie di 320 ettari e si estende da Cala Greca sino al vallone dell’Acqua ed è delimitata a nord dalla strada che conduce a Ponente. Essa comprende al suo interno i caratteristici valloni della Forbice, Profondo, le aree di macchia mediterranea ricostruita dal Corpo Forestale della regione Siciliana, e la splendida spiaggia dei Conigli, zona di ovodeposizione della tartaruga marina “Caretta Caretta”. All’interno della riserva Isola di Lampedusa ricade inoltre il tratto di mare racchiuso tra l’isolotto dei Conigli e la costa. La stessa protegge pure un preziosissimo patrimonio di specie animali, come il Falco della Regina, il Marangone dal ciuffo, il Colubro lacerino e il Colubro dal cappuccio, e specie vegetali come la Caralluma europea, la Centaurea acaulis, i ginepri fenici sopravvissuti al disboscamento, tutte specie rare minacciate d’estinzione miracolosamente ancora esistenti sull' isola di Lampedusa. Questi luoghi, sono unici al mondo. Gli splendidi colori del mare, le forme del paesaggio, la preziosissima vegetazione sopravvissuta e le rare specie animali, devono spingerci a rispettare questi luoghi. A Lampedusa visitare questi luoghi deve suscitare emozioni forti e non il disagio che si prova in qualunque altra spiaggia sottoposta a forme di uso irrazionale e distruttivo. La Riserva non è quindi una sommatoria di vincoli e divieti, ma uno strumento di conservazione e valorizzazione del territorio della bellissima Lampedusa.

 Norme d'uso e divieti vigenti nella riserva

 Nell'area della riserva è consentito praticare la balneazione e l'escursionismo, salvo il rispetto delle modalità fissate dall'Ente gestore per la tutela dell'integrità ambientale.

 Nella zona A della riserva è vietato:

- transitare con mezzi motorizzati su piste, sentieri e mulattiere (tutti i mezzi,automobili e motocicli, devono essere posteggiati all'inizio della strada sterrata che conduce alla baia dei Conigli, in zona B);

- la navigazione, l'accesso e la sosta di natanti di qualsiasi genere e tipo;

- abbandonare rifiuti al di fuori degli appositi contenitori;

- praticare il campeggio e il bivacco;

- usare apparecchi fono-riproduttori se non in cuffia;

- la collocazione di strutture prefabbricate anche mobili e di roulottes;

- eseguire movimenti di terreno, scaricare terra o qualsiasi altro materiale solido o liquido;

- asportare o danneggiare rocce, minerali, fossili e reperti di qualsiasi natura,anche se si presentano in frammenti sciolti superficiali;

- introdurre armi da caccia e qualsiasi altro mezzo di cattura o di danneggiamento degli animali;

- esercitare la caccia e l'uccellagione e apportare qualsiasi forma di disturbo alla fauna selvatica, molestare o catturare animali vertebrati o invertebrati, raccogliere, disturbare o distruggere nidi, uova, tane e giacigli;

- distruggere, danneggiare o asportare i vegetali di ogni specie e tipo, o parti di esse;

- praticare qualsiasi forma di pesca.

 Le violazioni dei divieti previsti nel regolamento sono punti ai sensi dell'art. 26 della l.r. 14/88 con una sanzione amministrativa pecuniaria variante da € 25,00 a € 2.500,00

 Ogni violazione al regolamento va segnalata, oltre che al personale della riserva, ai competenti organi di vigilanza dell' isola di Lampedusa (Distaccamento Forestale, Capitaneria di Porto, Vigili urbani, Forze di Polizia).

 Ognuno è tenuto a sensibilizzare i visitatori e i bagnanti per fare rispettare le norme d'uso vigenti nella riserva.

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio - Comune di Lampedusa e Linosa

Area Marina Protetta “Isola di Lampedusa”

 L’unicità e la peculiarità del patrimonio naturalistico delle Isole Pelagie( Lampedusa, Linosa e Lampione) e  hanno fatto si che su proposta dell’Amministrazione locale, provinciale e regionale, nonché del Ministero dell’Ambiente, fosse istituita con decreto del 21 ottobre 2002 un’Area Marina Protetta denominata appunto “Isole Pelagie”. Due sono le aeree (riguardo a Lampedusa) la cui tutela sarà integrale: ossia Capo Grecale e Isola dei Conigli, anche se in quest’ ultima è consentita la balneazione. Le zone in giallo rappresentano le aeree di riserva generale mentre quelle in blu di riserva parziale. Tra gli obiettivi che si intendono perseguire, oltre alla protezione ambientale dell'area marina interessata, figurano: la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona; la diffusione e la divulgazione della conoscenza dell'ecologia e della biologia degli ambienti marini e costieri dell'area marina protetta e delle peculiari caratteristiche ambientali e geomorfologiche della zona; la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica dell'area, anche privilegiando attività tradizionali locali già presenti sull' isola di Lampedusa. Nell'ambito dell'azione di promozione di uno sviluppo compatibile con le predette finalità, la disciplina delle attività relative alla canalizzazione dei flussi turistici, alle visite guidate e ai mezzi di trasporto collettivi potrà prevedere che le predette attività vengano svolte prioritariamente o esclusivamente dai cittadini residenti e da imprese aventi sede nel comune di Lampedusa ricadente nell'area marina protetta.

UN NUOVO “SANTUARIO” PER I DELFINI: LAMPEDUSA 

 Per contribuire allo studio e alla protezione dei delfini, per cercare di armonizzare il rapporto tra questi animali e i pescatori, a Lampedusa da alcuni anni diverse associazioni ambientaliste, e tra queste in prima linea Marevivo ed il Cts stanno portando avanti diverse attività di salvaguardia nei confronti di questi animali. Attività che hanno lo scopo di svolgere attività di studio e ricerca sui delfini e di curare tutte le iniziative volte a informare e a sensibilizzare le popolazioni locali e i turisti sulla necessità di proteggere questi mammiferi marini che, oltre a rappresentare una ricchezza in termini di biodiversità, costituiscono un’importante risorsa anche dal punto di vista socio-economico. Lampedusa, data la sua posizione geografica, rappresenta un osservatorio privilegiato per osservare e studiare alcuni cetacei che vivono nel Mediterraneo. Infatti, nel mare che circonda l’isola di Lampedusa sono presenti con regolarità tre specie di delfino: Delfino comune (Delphinus delphis), Tursiope (Tursiops truncatus), Stenella (Stenella courulealba). I cetacei sono mammiferi acquatici che da sempre hanno catturato la nostra attenzione per il loro enorme fascino e mistero. Il loro mondo è immenso e vario e si espande dai fiumi fino alle profondità degli abissi. Perfettamente adattati alla vita subacquea e veri dominatori dei mari, possiedono molte caratteristiche che li accomunano ai pesci, come ad esempio la forma aerodinamica del corpo, il possedere pinne per il nuoto e l’alimentazione. Le dimensioni possono variare dai piccoli delfini, lunghi 1 o 2 metri, all’enorme balenottera azzurra che può superare i 30 metri di lunghezza e che costituisce l’animale più grande che sia mai esistito sul nostro pianeta. I cetacei iniziarono, già a partire dall’Eocene circa 55 milioni di anni fa, l’adattamento alla vita marina (facevano parte del gruppo Archeoceti): dapprima, infatti, possedevano tutti dentatura molto sviluppata e arti posteriori ridotti, adattati alla vita in ambiente palustre, lagunare ed estuario. Nel corso dei successivi 30 milioni di anni nacquero e si evolsero molte forme di Archeoceti, sempre più trasformati e specializzati nella vita acquatica: glia arti si svilupparono in pinne per la propulsione nell’acqua, il corpo si allungò con una lunga coda, le zampe posteriori ridotte o addirittura scomparse, quelle anteriori trasformate in pinne, e le narici spostate verso la parte più alta del capo. Si dividono in due sottordini: Odontoceti (delfini, orche, capodogli), che possiedono denti per la masticazione, e i Misticeti (balene, balenottere), che ai bordi della bocca hanno i cosiddetti fanoni per la filtrazione dell’acqua. Questi mammiferi sono dotati di un ricchissimo “vocabolario”: oltre a fischiare, grugnire e strillare, riescono a emettere una vasta gamma di suoni percepibili anche da noi uomini, oltre ad emettere ultrasuoni con frequenze troppo elevate per i nostri limitati organi acustici. Chi studia i delfini sa che un giorno riusciremo a comunicare alla perfezione con loro, ma già oggi riusciamo a farlo con il linguaggio dei sordomuti. I delfini si procurano il cibo in acqua e riescono a predare persino sulla terraferma, coordinando attacchi a ignari pesci trascinati a riva dalle onde da loro stessi prodotte. Dormono galleggiando in superficie e una metà del loro cervello rimane intenta a vigilare.Nonostante siano protetti da leggi internazionali che ne vietano l’uccisione e la cattura, i delfini stanno vivendo un momento davvero difficile della loro storia evolutiva. Rischiare di scomparire per sempre dall’elenco degli “abbonati al mondo vivente” rappresenta infatti una triste possibilità per questi nostri simpatici coinquilini del pianeta Terra. Ogni anno migliaia di delfini vengono uccisi nelle reti da pesca dei tonni e anche nei nostri mari si impigliano nelle reti utilizzate per la cattura dei pesci spada, le cosiddette spadare, e muoiono per mancanza d’aria. Per non parlare di altre cause della loro rarefazione: misteriosi batteri e virus che li minacciano, alterazioni magnetiche dei loro sofisticati sistemi di orientamento, inquinamenti che li avvelenano e drammatiche prigionie in piccole vasche per animali abituati a percorrere ogni giorno da 60 a 90 chilometri. Forti, indomiti e astuti i delfini sono predatori di grande esperienza e sanno combattere insieme le avversità. Ma questi protagonisti degli oceani possono essere anche “violenti” e “crudeli”, anche se questi aggettivi dovremmo usarli per caratterizzare solo la nostra specie. I delfini fanno spesso lotte fra clan, le aggressioni talvolta sono particolarmente intense. I maschi mordono i giovani dei clan rivali e “violentano” le femmine. Alcuni delfini sono stati visti attaccare altre specie di delfinidi come le focene.

I TRE DELFINI DI LAMPEDUSA

 Delfino comune (Delphinus delphis) Lunghezza: 2-2,20 m. Peso: 80-120 kg. Caratteristiche: pelle nero bluastra, scura nella zona dorsale e con il tipico disegno a “V” sui fianchi. Il vertice di questa V è toccato da due aree pigmentate che corrono lungo i fianchi. Il ventre è bianco. Vive in gruppi di decine o centinaia di individui. si nutre di piccoli pesci e cefalopodi. cosmopolita, assente solo nelle acque polari e subpolari di entrambi gli emisferi. Normalmente è presente in modo diffuso in tutti i nostri mari, con l’eccezione del medio e alto Adriatico.

 Tursiope (Tursiops truncatus) Lunghezza: 4 metri (in media tra 2,50 e 3,50). Le femmine sono poco più piccole dei maschi. Peso: 275-350 kg. La pelle è di colore grigio, il ventre biancastro con sfumature leggermente rosate. Esistono due forme di tursiopi: una pelagica e una costiera. Le forme che conducono vita pelagica sono più robuste di quelle costiere. Vive in gruppi poco numerosi nella forma costiera mentre in quella pelagica fino a centinaia di individui. Si nutre di acciughe, sardine, sgombri, calamari. Cosmopolita, assente solo nelle acque più fredde. Normalmente è presente in tutti i mari d’Italia, più frequente nel Mar Ligure, alto Tirreno, Canale di Sicilia e in tutto l’Adriatico.

 Stenella striata (Stenella coeruleoalba) Lunghezza: 2-2,10 m. Peso: 80-120 kg.La pelle dorsalmente è nerastra o grigio scuro con una banda di eguale colore che punta verso il ventre. I fianchi e la zona posteriore sono grigio chiaro. Il ventre è bianco. Caratteristiche alcune striscie nerastre che partono dall’occhio e puntano verso la parte posteriore.Vive in gruppi numerosi. Nuota velocemente e salta spesso fuori dall’acqua. Può raggiungere i 45-50 Km/h ed è pertanto uno dei cetacei più veloci. Si nutre di pesci azzurri e molluschi. Vive in acque temperate e tropicali di tutto il mondo. Risulta più diffusa nei mari profondi, normalmente è presente in modo frequente nei mari meridionali e assente vicino alle coste adriatiche.

LAMPEDUSA, UN’ OASI PER LE TARTARUGHE

 Nella ricerca italiana sulle tartarughe, Lampedusa riveste grande importanza nella riproduzione delle tartarughe marine, diverse associazioni ambientaliste, con la collaborazione e la partecipazione di distinti enti, quali università, le amministrazioni locali e regionali, nonché con i contributi derivanti dalla stessa UE, hanno sviluppato alcuni programmi di conservazione a favore della Caretta caretta. Lo scopo principale è quello della salvaguardia dell'area ancora potenzialmente idonea alla riproduzione di questi animali, situata all'interno della Riserva Naturale che comprende la Spiaggia dell'Isola dei Conigli nell' isola di Lampedusa. L’altro fronte del progetto riguarda il recupero e la liberazione dopo la marcatura degli esemplari catturati accidentalmente dai pescatori di Lampedusa, feriti o detenuti illegalmente. Infatti, grazie alla preziosa collaborazione di molti studenti, pescatori e abitanti, ogni volta che una tartaruga viene recuperata, viene studiata, curata e alimentata fino alla sua liberazione preceduta dalla marcatura. Una semplice ma indispensabile targhetta che aiuterà a seguirne la vita e tutti i suoi spostamenti. La vita delle tartarughe marine è un mistero per gli studiosi, dato il fatto che esse vivono quasi esclusivamente in mare. Esse sono ottime nuotatrici e solo le femmine adulte escono dall’acqua portandosi quindi all’asciutto in occasione delle deposizione delle uova. Tutte le specie hanno il guscio idrodinamico, le testa non può essere retratta completamente e le zampe anteriori piatte sono a forma di pagaia e dette natatoie. Le tartarughe marine sono essenzialmente animali di acque calde ma talvolta qualche specie raggiunge acque fredde dell’atlantico o del mediterraneo. La caratteristica biologica più interessante delle tartarughe è che vivono in mare e nidificano a terra. Conducono una vita solitaria per la maggior parte dell’anno, ma nel periodo dell’accoppiamento si riuniscono in branchi formati quasi sempre dagli stessi esemplari migrando verso precise località di nidificazione. Ancora oggi non si conosce con precisione come le tartarughe si orientano, quando migrano dai quartieri trofici a quelli di riproduzione o quando si trasferiscono da un litorale all’altro durante il periodo di deposizione. Comunque gli studi condotti da alcuni ricercatori tramite il radio tracking permetteranno di avvicinarsi alla soluzione di questo problema. Certamente il viaggio è guidato da una susseguirsi di segnali diversi, tra cui sicuramente l’olfatto, seguendo forse gradienti odorosi. Pare invece ormai certo che le tartarughe marine non emettono suoni percettibili. Per quanto riguarda l’alimentazione, molte informazioni provengono dalle feci delle tartarughe marine o dalle autopsie. Da ciò si è potuto rilevare che quasi tutte le specie si nutrono di pesce, fra cui quelli appartenenti all’ordine dei placodermi e dei cefalocordati, di celenterati cioè polpi e meduse, di echinodermi cioè stelle marine e ricci, di alghe, di calamari, di gamberi, di granchi, ecc. Un eccezione è per la specie “Caretta caretta”, essa è infatti onnivora e si ciba di tutto, come fili elettrici, buste di plastica scambiate per grosse meduse, pezzi di ferro, ecc., anche se naturalmente per sbaglio causandone in seguito vari problemi fra cui la morte. Per quanto riguarda la riproduzione, di solito gli accoppiamenti avvengono vicino la costa, anche se non necessariamente nei pressi delle spiagge che ospiteranno le uova. Le femmine depongono un gran numero di uova (da 80 a più di 200 a seconda delle specie), bianche e dal guscio morbido, nella sabbia delle spiagge. Le uova che la femmina depone sono state fecondate nella stagione precedente o anche due anni prima. L'ovodeposizione avviene in diverse fasi (da 2 a 6 volte per stagione e a intervalli di 7-15 giorni) e spesso su tratti differenti di litorale. La femmina servendosi degli arti scava una buca profonda da 10 a 60 centimetri e, dopo aver deposto le uova, la richiude con la sabbia; infine, come per nascondere ogni traccia del nido, spiana il punto in cui ha scavato. Quando vanno a deporre le uova, le tartarughe lasciano nella sabbia una traccia simile a quella di un piccolo trattore cingolato e questo fa si che il nido venga facilmente identificato dagli umani con conseguenze spesso drammatiche. Dopo aver deposto le uova la femmina ritorna in acqua dove è subito corteggiata dai maschi. Gli accoppiamenti avvengono in acqua: il maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina. La copula può durare diversi giorni e la fecondazione diversi anni. La durata dell'incubazione varia a seconda della specie, della posizione del nido e dell'andamento stagionale e richiede da 30 a oltre 70 giorni. I piccoli entrano nell'acqua appena nati, dopo un breve tragitto sulla spiaggia che spesso si rivela pieno di insidie a causa di numerosi predatori. Una volta raggiunte le dimensioni adulte una tartaruga marina non ha nemici, se si eccettua, anche involontariamente, l’uomo. Solo gli attacchi degli squali riescono a recar danno ad un esemplare adulto, ma il più delle volte esso causa solo la perdita di un arto, senza scombussolare di tanto la vita dell’animale. Diversa è la situazione dei piccoli; ad iniziare dal momento della deposizione cani, volpi, topi possono individuare il nido, scavare e nutrirsi delle uova. Al momento della loro uscita i piccoli sono vulnerabili agli attacchi di granchi, uccelli, topi, e poi a mare di qualsiasi fauce si apra su di loro. A qualsiasi età comunque le attività umane sono causa di elevata mortalità. Per scopo alimentare, per il commercio del carapace si va dalla cattura delle femmine durante la deposizione a quella degli esemplari impigliati agli arnesi da pesca. La raccolta delle uova per l’esotico cocktail in alcuni paesi è addirittura base dell’economia locale. Spesso le tartarughe rimangono vittime del crescente impatto dell’uomo sulle coste, privandole dei siti di deposizione, delle campagne di pesca, in cui trovano la morte per annegamento, dell’inquinamento marino, degli incidenti con i natanti che provocano ferite irrimediabili. Le tartarughe marine in Italia, come specie in grave pericolo di estinzione, sono protette dai decreti del Ministero della Marina Mercantile del 21 maggio 1980, del 3 maggio 1989 e dalla legge n. 150 del 7 febbraio 1992 con modifiche del 13 marzo 1993, che ne vietano la pesca, la detenzione, il trasporto ed il commercio. A livello internazione le tartarughe sono protette da due importanti convenzioni:

- Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate della Fauna e della Flora Selvatiche (CITES,1973), inclusa nell’Appendice I.

- Convenzione per la Conservazione delle Specie Migratorie degli Animali Selvatici (Convenzione di Bonn, 1979), inserita nell’Allegato I.

A livello Europeo le tartarughe sono protette da una convezione e una direttiva:

- Convenzione di Berna è una convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979.

- Direttiva UE riguardante la Conservazione degli Habitat Naturali e della Flora e Fauna Selvatica, Direttiva 9243, 21/5/1992, inclusa nell’Allegato II e IV.

 Delle otto specie di tartarughe marine solo tre sono presenti nel Mediterraneo (la tartaruga comune, la tartaruga verde e la tartaruga liuto). La specie più comune dei nostri mari è la tartaruga comune (Caretta caretta) che frequenta, a scopo riproduttivo, soprattutto il settore sud orientale del Mediterraneo. Le tartarughe sono difficilmente identificabili in mare, mentre l'osservazione diretta sulle spiagge non presenta difficoltà. Per identificarle bisogna osservare il carapace (il numero delle lamine costali e delle inframarginali) o la testa (il numero delle squame prefrontali e delle postorbitali).

TARTARUGA COMUNE (Caretta caretta)

 La tartaruga comune o caretta (Caretta caretta) è la più nota tartaruga del Mediterraneo. La lunghezza può variare da 70 a 115 cm, il peso da 70 a 200 chilogrammi. Possiede sul carapace 5 lamine costali e 2 paia di squame postorbitali, il piastrone ha 3 scudi sprovvisti di pori. Si nutre di crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci, ma anche di meduse urticanti. E' una specie considerata vulnerabile, iscritta nell'Appendice I della CITES. Data la predazione cui vengono sottoposte le uova e gli adulti, le popolazioni atlantiche sono fortemente compromesse. Le cause della rarefazione nel Mediterraneo sono: la scomparsa dei luoghi adatti alla nidificazione, l'aumento dei fenomeni di inquinamento e gli incidenti causati dalle reti a strascico e dagli altri sistemi di pesca. In Italia questa specie nidifica a Lampedusa, Linosa e in Calabria, lungo la costa ionica.

LA STORIA

 Due milioni di anni fa il blocco africano iniziò a spingere contro quello europeo. Il fondo marino, costretto tra questi due colossi, si accartocciò. Questo movimento forzato portò per la prima volta, dopo decine di milioni di anni, una lingua di fondale a diretto contatto con il sole. Inizialmente, a causa di questo cambio di ambiente da bagnato ad asciutto, morì tutto ciò che vi abitava, sia piante che animali; la distruzione in atto fu però il preludio per la nuova vita che avrebbe certamente colonizzato questo nuovo lembo di terra. Ma questa è preistoria. Per millenni Lampedusa è stata luogo di sosta e di rifornimento d’acqua delle navi dei Fenici, dei Greci, dei Romani, dei Saraceni e dei Crociati, e sebbene fosse abitata e frequentata ai tempi delle guerre puniche, la storia è piuttosto ridotta, anche se l’isola viene citata già nel 795-815 d.C. da Papa Leone II, dove con una lettera informa Carlo Magno di una battaglia svoltasi vicino Lampedusa tra Bizantini e Saraceni. Viene citata inoltre da Ludovico Ariosto che vi ambientò il canto dell’Orlando Furioso, la leggendaria sfida tra il re saraceno Agramente ed il Conte Orlando. Lampedusa torna tristemente alla ribalta il 14 luglio 1551 giorno in cui l’ammiraglio genovese Andrea Doria naufragò con la sua flotta a poche miglia dall’isola. Le perdite furono ingenti: perirono più di mille uomini e quasi tutte le navi affondarono. La flotta agli ordini di Andrea Doria si stava dirigendo nella zona compresa tra Monastir e Djerba per sconfiggere il pirata Dragut, che dettava la propria supremazia su quel tratto di mare, attaccando i galeoni in transito nel Mediterraneo centrale. La storia ha inizio nel 1630, quando compare il nome di Lampedusa con Giulio Tomasi di Lampedusa a cui venne concesso da Carlo II di Spagna di assumere il titolo di “Principe di Lampedusa”.  Nel 1783 una epidemia di peste, arrivata con qualche nave, miete diverse vittime tra la popolazione. Un medico famoso, Antonio Corsi, viene mandato dalla Sicilia per debellare la malattia. Nel giro di un anno l’opera del Corsi viene portata a termine. La storia “ufficiale” sull' isola di Lampedusa, invece, inizia ai primi del 1800, quando Salavatore Gatt a capo di una colonia di maltesi prese in enfiteusi l’isola dal proprietario, iniziando il disboscamento per far posto alla coltivazione agricola della terra sino ad allora vergine e ricca di fertilissimo humus, dove vivevano daini, cinghiali, lepri e conigli fra la fitta boscaglia e alberi di alto fusto. Con la colonizzazione borbonica del 1843 inizia la storia moderna del paese di Lampedusa. Quando il capitano Bernardo Maria Sanvisente sbarca nell’isola, dietro ordine di Ferdinando II Re delle due Sicilie, con 120 persone tra cui 90 uomini e 30 donne in maggior parte agricoltori e artigiani. Il Sanvisente, che fu governatore dell’isola di Lampedusa, diede impulso alle prime opere pubbliche e fece costruire subito 7 edifici isolati (i cosiddetti 7 palazzi), ma nel contempo iniziò il disboscamento per fare posto a queste e ad altre piccole opere. L’eccezionale dote organizzativa del Sanvisente e le indubbie qualità di urbanista ed economo, permisero alla colonia di crescere sia economicamente che numericamente. Si passò da 120 abitanti a più di 2000 nel giro di cinque anni. Fu un grande periodo di prosperità per l’isola di lampedusa, periodo che terminò quando cadde il Regno delle Due Sicilie e nel 1860 a seguito della spedizione dei Mille e raggiunta l’Unità d’Italia, l’arcipelago con la Sicilia e Napoli entrarono a far parte del Regno d’Italia. Ma il governo se ne scordò fino al 1872 quando vi impiantò una colonia penale di condannati. Nel Giugno del 1878 Lampedusa insieme a Linosa, diviene unico Comune. In questi anni sembra avere una forte spinta il commercio grazie alla scoperta di banchi di spugne che richiamano commercianti da altri paesi del Mediterraneo; attività che per altro va ad aggiungersi a quella già fiorente della pesca del pesce azzurro. Nel 1911 Lampedusa - fino ad allora assolutamente selvaggia, lontana e solitaria - viene collegata con la terraferma mediante cavo telegrafico. Durante la seconda guerra mondiale l’Isola di Lampedusa si trasforma in roccaforte militare ed è piena di postazioni fisse (tutt’ora esistenti) e mobili di artiglieria leggera e contraerea. Per questo motivo il territorio subisce pesanti bombardamenti. L’attaccamento degli abitanti a questa lingua di terra fu evidente proprio in quel particolare momento sfavorevole. Più volte, infatti, il Governo Italiano invitò i lampedusani ad abbandonare l’isola di Lampedusa, ma questi nonostante i disagi, preferirono restare nelle loro case, fuggendo velocemente nelle numerose grotte ad ogni suono di sirena. Subito dopo la seconda guerra mondiale e precisamente nel 1951 sull’Isola arriva l’elettricità, il telefono arriverà nel 1963. Nel 1968 viene costruito l’aeroporto civile. Lo stesso anno Lampedusa ospita una base Loran degli USA…poco passa che nel 1986 il 15 aprile l’Isola viene attaccata da due missili (per fortuna finiti in mare a pochi metri dalla costa) di Gheddafi. Queste sono le date più significative che hanno fatto la storia di Lampedusa.

I dammusi

 Questa abitazione specifica dell'isola di Lampedusa e Pantelleria pare tragga le sue origini nell'antichità, durante il periodo fenicio ed è stata man mano modificata fino ai giorni nostri. I primi esemplari erano costruzioni fatte con pietre, pietra locale, a secco e di forma quadrata e di piccole dimensioni. In epoca Romana il tetto, fino ad allora piano, venne trasformato a cupola. Le sue origini sono incerte, ma la tesi prevalente è che il dammuso derivi dai modelli architettonici delle coste berbere e, che si sia affermato per le sue specifiche modalità di costruzione che lo rendono adatto alle condizioni ambientali e climatiche del bacino meridionale del Mediterraneo Questa trasformazione è serviva ad alimentare le cisterne per la raccolta dell'acqua. La forma a cupola, oltre a rendere il tetto più sicuro consentiva di canalizzare la pioggia dentro le cisterne e quindi di creare riserve d'acqua da usare durante la lunga e secca estate. A tal fine la superficie del tetto veniva trattata a calce garantendo oltre l'impermeabilizzazione anche l'isolamento termico. Il Dammuso Lampedusano si diffuse come manufatto al servizio delle attività agricole nella seconda metà del XIX secolo dopo la colonizzazione dell'isola da parte di Ferdinando II di Borbone. Casa Teresa, primo fra i dammusi, costruito intorno al 1870 risulta tra i più rilevanti ed articolati dell'isola per dimensione e tipologia, costituendo una notevole testimonianza di integrazione con il  paesaggio circostante.Durante i primi decenni del novecento, il dammuso diventava la casa "di campagna" delle famiglie Lampedusane, che vivevano principalmente di agricoltura e pesca.

 I dammusi sono strutture stabili e godono di un'eccezionale tenuta termica grazie all'architettura e alle tecniche di costruzione che sono state tramandate di padre in figlio fino ai giorni nostri. I dammusi, hanno forma cubica, muri realizzati in pietra a faccia vista sbozzata a mano, o più di recente, in muratura rivestita d’ intonaco a squama di pesce, che, con la sua superficie ondulata, aumenta e favorisce la dispersione termica. Completano la struttura architettonica esterna del dammuso le porte e le finestre di piccole dimensioni anch’ esse ad evitare che il caldo penetri facilmente all’ interno. All’ interno del dammuso le rifiniture sono essenziali, pavimenti di pietra o più di recente di mattonelle fatte a mano una per una, intonaci di malta strollata, arredamenti in legno massello, semplici ma funzionali, realizzati da artigiani del luogo. Soluzioni tutte dettate dall’ oggettiva difficoltà di reperire i materiali idonei sul posto. La presenza dei dammusi l'architettura rurale è testimoniata dai muretti a secco (anche questi di eredità araba) che in modo suggestivo, a scalinata, delineano i pendii dei vulcani e dai tipici giardini di agrumi protetti da una particolare costruzione circolare in pietra, che si trova generalmente presso i dammusi dotati di annessi agricoli.

 La Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Agrigento, ultimati i lavori di restauro del Dammuso Grande di Casa Teresa, inaugurerà il nuovo spazio museale con una mostra documentaria dedicata al dammuso lampedusano, al recupero e alla fruizione delle aree archeologiche e alle emergenze paesaggistiche dell'isola.
Con questa iniziativa la Soprintendenza di Agrigento restituisce alla fruizione un sito di notevole interesse monumentale ed antropologico, facendone un luogo di storia ed identità culturale che darà impulso alla conoscenza e alla piena valorizzazione delle risorse dell'isola..

 Notizie Storiche e Tecniche del dammuso   L'etimologia del nome dammuso si fa risalire al latino ''domus'' e al corrispondente arabo ''dammus'' o al termine ''mdamnes'' che significa costruire a volta. Le sue origini sono incerte, ma la tesi prevalente è che il dammuso derivi dai modelli architettonici delle coste berbere e, che si sia affermato per le sue specifiche modalità di costruzione che lo rendono adatto alle condizioni del bacino meridionale del Mediterraneo. Infatti, il tradizionale sistema di costruzione del dammuso prevede l'impiego di due filari in pietra, la creazione di una camera d'aria e la particolare copertura a cupola del dammuso, permettono l'isolamento termico e l'approvvigionamento di acqua piovana, e ne fanno un precursore dei nuovi esempi di architettura sostenibile.

 Il Dammuso Lampedusano si diffuse come manufatto al servizio delle attività agricole nella seconda metà del XIX secolo dopo la colonizzazione dell'isola da parte di Ferdinando II di Borbone. Casa Teresa, primo fra i dammusi, costruito intorno al 1870 risulta tra i più rilevanti ed articolati dell'isola per dimensione e tipologia, costituendo una notevole testimonianza di integrazione con il  paesaggio circostante. Anche nel dammuso grande di Casa Teresa sono presenti gli spazi architettonici tipici di tale costruzione rurale. Esso si articola in una serie di ambienti (kammara, makasenu, pagghiarola, cucina e furnu) tra di loro non collegati internamente e disimpegnati all'esterno dal passiaturi coperto dalla tradizionale pinnata, a cui si aggiungono gli altri spazi produttivi (stadda, jardinu, parmentu, aria e mannara)
COSA E' IL DAMMUSO' la tipica abitazione rustica di Lampedusa, al tempo stesso il simbolo architettonico dell'isola e la sua tradizione da abitare. Durante i primi decenni del novecento, il dammuso diventava la casa "di campagna" estiva delle famiglie Lampedusane, Dal punto di vista architettonico, il dammuso risale al periodo di dominazione araba (X secolo); deriva dal termine arabo "damus", cioè edificio a volta. dell'uomo e le risorse della natura. I dammusi sono strutture stabili e godono di un'eccezionale tenuta termica grazie all'architettura e alle tecniche di costruzione che sono state tramandate fino ai "mastri" dei giorni nostri. Il tetto (a cupola) I dammusi hanno forma cubica, mura possenti (fino a mt.1,60 di spessore) realizzate in pietra lavica, tagliata a mano e riempiti da pietre più piccole, in modo che all'interno del muro si formi un circolo d'aria che rende la casa fresca d'estate e asciutta d'inverno. Completano la graziosa struttura architettonica sia le aperture ad arco, sia le finestre di piccole dimensioni. Il tetto a cupola è fatto di pietra e di uno strato di terra ricoperto di calce e tufo che lo rende impermeabile ma fa traspirare l'umidità. Il tetto svolge
una doppia funzione. All'interno, la parte convessa della cupola è utile per concentrare il calore nella parte alta della casa mantenendo così ambienti freschi anche quando le temperature esterne sono alte. All'esterno, questi tetti, con le loro rotondità, curve e pendenze, rappresentano una soluzione geniale per la raccolta dell'acqua piovana che viene canalizzata verso la cisterna sotterranea di cui ogni dammuso è, in genere, dotato. Quando l'acqua piovana si esaurisce, la cisterna viene riempita con l'acqua.

 Architettura abitativa e rurale: quella abitativa è segnata dalla presenza dei dammusi; l'architettura rurale è testimoniata dai muretti a secco che delineano i tipici giardini di agrumi protetti che si trova generalmente presso i dammusi dotati di annessi agricoli. I dammusi con scrupolosa razionalità costruttiva, non priva in difficoltà e con l’equilibrio, apparentemente labile, che una simile struttura custodisce ci permette di apprezzare opere come gli ermetici nuraghes sardi, e le pajare salentine. Non è casuale il sorgere dei dammusi là dove l’area risulta aspra e sassosa. Reperire il materiale da costruzione direttamente dai banchi rocciosi ipogei, converte, infatti, la pratica faticosa ma necessaria dello spietramento.

La cucina siciliana

 La cucina siciliana: ha influenze storiche diverse. Prima fra tutte l'influenza araba intorno all'anno mille. Sono gli Arabi ad importare e far conoscere la maggior parte delle spezie come lo zafferano, la cannella, lo zucchero raffinato, il sesamo..... Sono gli Arabi a far conoscere il dolcissimo torrone di miele e mandole o sesamo, il sorbetto gelato fatto con la neve dell' Etna da cui i pasticceri Siciliani derivarono gli odierni Gelati e la Granita Siciliana, il CousCous in origine fatto col montone ed in Sicilia fatto con la variante del pesce. Si sono susseguite poi influenze Normanne e Sveve riscontrabili sopratutto nell' arte del "rosticciere" e nell' uso nordico di stoccafisso e baccalà. Infine nell' epoca Spagnola e dei Vicerè fanno la comparsa le patate ed il pomodoro venuti dalle Americhe (del  pomodoro però purtroppo alcuni abusano, sino a fargli coprire il sapore ed il profumo degli alimenti e delle spezie), il finocchietto selvatico venuto dalle Canarie, le melanzane (ortaggio principe nella cucina Siciliana) e fra i dolci il cioccolato ed il pan di Spagna.

La cucina tradizionale

 Premesso che la vera cucina Siciliana è sopratutto amore e rispetto per le persone, così con amore e fantasia s'inventa una cucina che trae dall' essenzialità, dalla semplicità, dalla genuinità degli ingredienti e dal sole la sua unica straordinarietà.    Una buona cucina non può prescindere da un' accurata scelta degli alimenti che è bene scegliere tra i prodotti locali (a chilometro zero) e nella giusta stagione di produzione e pesca, a garanzia della freschezza, genuinità e sapidità degli alimenti, anche a costo, di affrontare costi un poco più elevati rispetto a prodotti provenienti da coltivazioni intensive o da mari lontani.

 Qui di seguito alcuni piatti proposti dal "Blu E Green".

 Nell' esecuzione di queste ricette viene usato. Pesce appena pescato dai marinai del luogo nelle acque di Lampedusa. Olive in salamoia ed Olio extravergine d'oliva torchiato a freddo di produzione propria, provenienti da un oliveto di ns. proprietà posto alle pendici dell' Etna dove si usa solo concime naturale. Ceci di Castel di Judica coltivati in una piccola zona del Catanese  dove questa coultivar particolare non bisogna di trattamenti chimici e dà ceci di dimensione molto piccole, ma teneri al tal punto che, basta metterli a bagno solo qualche ora prima di cucinarli. Lenticchie di Linosa, questa coultivar particolare è tipica dell' isola di Linosa e viene tramandata da padre in figlio al riparo da contaminazioni esterne, non ha bisogno di trattamenti chimici, dà un prodotto di dimensione molto piccole e non ha assolutamente bisogno di essere messa a bagno prima di cucinarla. Capperi, prodotti a Lampedusa o a Linosa. Finocchietto selvatico. Peperoncino. Basilico, Prezzemolo, Sedano, Melanzane, Pomodori, Sparaceddi (pianta simile ai broccoletti con infiorescenze più piccole dal sapore più intenso), Zucchine, Tenerumi (le cime tenere della pianta delle zucchine rampicanti). coltivati sull' isola di Lampedusa usando concime naturale di pecora maturato insieme alle alghe che le mareggiate invernali depositano sull' isola. Ricotta alata e Pecorino Siciliano,fatti con latte di pecore allevate allo stato brado sui pascoli naturali alle falde dell' Etna e prodotti in tini di rame stagnato riscaldati con fuoco a legna. Bottarga di ricciola. Prodotta a Lampedusa con pesce pescato nelle acque intorno all' isola, essa viene fatta con le uova del pesce salate ed essiccate.

Primi piatti

 Alcuni piatti possono sembrare molto semplici, persino banali ma la loro bontà è dovuta alla pignoleria con cui vengono scelti e dosati i vari alimenti che compongono la ricetta. Noterete sicuramente che non sono stati specificati i quantitativi dei vari componenti, ciò perchè a secondo delle materie prime disponibili al momento della costruzione del piatto il rapporto tra un elemento e l' altro può variare, tenendo conto della più o meno sapidità di ogni alimento, per lo stesso motivo non sono state  menzionante spezie come il cumino, lo zafferano, la noce moscata, la santoreggia..... che ognuno può usare a proprio gusto.

 CusCus di cernia e verdure.  In effetti il CusCus è un piatto unico in quanto riunisce in unica portata il primo. il secondo ed il contorno. é un piatto di origine araba (nella versione di carne), importato in Sicilia nell' anno mille. Ma sicuramente il cuscus Trapanese e quello Lampedusano a base di pesce è cosa diversa da quello arabo.

 La preparazione della semola è cosa lunga e richiede una particolare manualità. Bisogna "incocciare" la semola a poco a poco, con le dita bagnate in acqua, imprimendo alla mano un movimento rotatorio fino a formare minutissime palline del diametro di una testa di spillo (sconsigliabile l' uso di semola precotta. c'è la stessa differenza che vi è tra un piatto di spaghetti al dente ed uno scotto). Quando tutta la semola è stata rigirata, la si lascia riposare su un canovaccio per alcune ore. Nel frattempo si appassiscono in abbondate olio bollente, peperoni, melanzane e zucchine. Si mettono in forno per circa mezz'ora, i tranci di cernia condita con olio extra vergine d' oliva, aglio, capperi lampedusani, olive, pomodori pachino, un poco di peperoncino ed origano. Dopo di ciò, in una pentola di terracotta si prepara un brodo con la testa della cernia e con piccoli pesci da zuppa tipo tracine, scorfani e perchie..... Con anche patate, peperoni, melanzane, zucchine, sedano e carote. A cottura avvenuta, si recuperano le patate e le carote, si filtra il resto, conservando il brodo di cottura. La semola verrà quindi cotta a vapore nella couscussiera, (una particolare doppia pentola), poi messa nella "Mafaradda" (una particolare bacinella di terracotta) ed irrorata con parte del brodo caldo precedentemente fatto. La si copre con un coperchio ed un telo. La si lascia riposare per mezz'ora. Quindi il tutto si serve in tavola con portate separate: la semola guarnita con le patate e le carote, i tranci di cernia al forno, le verdure, il brodo per eventualmente ammorbidire la semola e l' olio di peperoncino se piace il piccante. Così ognuno sceglie  liberamente dai piatti di portata e può comporre il suo piatto, secondo i propri gusti. 

 Pasta con le lenticchine di Linosa.  Per questo piatto vengono usate le lenticchie di Linosa. Olio extravergine d' oliva. Sparaceddi. Patate. Sedano. Carote.

 Le "lenticchine di Linosa" non hanno bisogno di essere messa a bagno prima di cuocerla, per cui si mettono in pentola insieme ad un trito grossolano di "sparaceddi" patate a tocchetti , carote, sedano e pochissimo peperoncino. a metà cottura si aggiunge pasta corta (tipo conchiglie o ditalini) A fine cottura si aggiunge olio extravergine d' oliva e si serve. 

 Pasta con i "tenerumi"  Per questo piatto vengono usate: Tenerumi di zucchina rampicante.  Parmigiano. Olio extravergine d' oliva.

 Cuocere i tenerumi in acqua poco salata. A cottura ultimata li si separa dal brodo e si tritano grossolanamente con il coltello. Si cuoce la pasta (pasta corta tipo penne o caserecce) in poco brodo di cottura aggiungendolo man mano fino a fine cottura, si aggiungono i tenerumi, il Parmigiano grattugiato, si rimesta amalgamando il tutto, si aggiunge olio extravergine d' oliva a crudo e si serve.

 Pasta col pesce di Paranza alla siciliana. Per questo piatto vengono usate. La testa della cernia e pesci di paranza di media grandezza tipo tracine, scorfani, pagelli, saraghi, perchie..... in base a ciò che si pesca in quel periodo. Pecorino Siciliano. Patate. Peperoni. Melanzane. Zucchine. Sedano. Carote. Pecorino pepato Siciliano. Olio extravergine d' oliva.

In una pentola di terracotta si prepara un brodo con la testa della cernia, con i pesci da zuppa, le patate, peperoni, melanzane, zucchini, sedano, pochissimo peperoncino e carote. A mezza cottura si recuperano la testa della cernia e gli altri pesci si deliscano e si mette da parte la polpa del pesce, le lische continueranno a cuocere nel brodo, si filtra conservando il brodo di cottura. Si cuoce la pasta (pasta corta tipo conchiglie o spaghetti spezzati) in poco brodo, aggiungendolo man mano perchè il piatto deve venire morbido e non liquido. A fine cottura aggiungere la polpa di pesce e (se volete rispettare la tradizione) una manciata di pecorino pepato siciliano e servire.  

 Pasta con le triglie alla Lampedusana. In verità la pasta alla lampedusana deriva dalla pasta con le sarde palermitana, nata a Lampedusa a causa scarsità di cattura  di sarde nel mare circostante l' isola, la prima però è sicuramente più delicata e profumata della seconda. Per questo piatto vengono usate: Triglie. Finocchietto selvatico. Olio extravergine d' oliva. Pomodoro,

 Bisogna pulire, squamare filettare e sbollentare le triglie. Pulire e tritare finemente con il coltello il finocchietto selvatico, l' aglio ed il peperoncino. In una terrina rosolare l' aglio, il pomodoro, il finocchietto, i capperi, i pinoli, l' uva passa e alla fine aggiungere le triglie precedentemente sbollentate. Cuocere in abbondante acqua i maccheroni o le penne, scolare, rimettere sul fuoco, aggiungere il sugo di triglie, olio extra vergine d' oliva e servire.            

 Pasta con le uova di pesce. Per questo piatto vengono usate: Uova fresche di ricciola, cernia, triglie, saraghi, dentici, calamari...... in base a ciò che si pesca in quel periodo. Olio extra vergine d' oliva. Basilico.

 E' un piatto dal sapore molto delicato. Bisogna ben lavare le uova di pesce e farle bollire in acqua abbastanza salata e poi tritare finemente, In una terrina rosolare l' aglio, il pomodoro, il prezzemolo, poco peperoncino e alla fine aggiungere le uova di pesce. Cuocere in abbondante acqua gli spaghetti o le farfalle, si scolano, si rimette sul foco, si rimesta amalgamando il tutto, si aggiunge olio extravergine d' oliva a crudo e abbondante basilico e si serve.

 Pasta alla norma.  Piatto di origine Catanese, venne dedicato al musicista  Massimo Bellini nativo di Catania, che pare ne fosse ghiotto. Per questo piatto vengono usate: Ricotta salata. Basilico. Melanzane. Pomodori. Aglio. Cipolla: Olio extravergine d' oliva.

 Preparare una salsa densa con pomodori ben maturi di cui una parte a pezzettoni, aglio e cipolla imbionditi in poco olio d' oliva extravergine e a fine cottura basilico ed un atro poco d' olio extravergine d' oliva a crudo. Friggere le melanzane tagliate a cubetti in abbondante olio d' arachidi ed oliva extravergine e sgocciolarle su di un foglio di carta-paglia.   Cuocere in abbondante acqua gli spaghetti, scolare, adagiare sul piatto di portata, aggiungere la salsa di pomodoro, le melanzane fritte ed abbondante ricotta salata grattugiata fresca con una grattugia a buchi larghi precedentemente riscaldata e servire.

 Pasta con i "Sparaceddi". Per questo piatto vengono usati: Sparaceddi. Formaggio pecorino pepato siciliano. Olio extra vergine d' oliva.

 Cuocere i "sparaceddi" in acqua poco salata. A cottura ultimata li si separa dal brodo e si tritano grossolanamente con il coltello. Si cuoce la pasta (pasta corta tipo farfalle o casereccie)  in poco brodo di cottura aggiungendolo man mano fino a fine cottura, si rimettono sul fuoco, si aggiungono i "sparaceddi", il pecorino pepato siciliano, si rimesta amalgamando il tutto, si aggiunge olio extravergine d' oliva a crudo e si serve.

 Pasta con pescespada e zucchine. Per questo piatto vengono usati: Pesce spada. Zucchine. Basilico. Olio extra vergine d' oliva.

 Sbollentare pescespada a piccoli pezzi.In una terrina rosolare velocemente in olio extravergine d' oliva, cipolla, zucchine,   mentuccia e pescespada. Cuocere in abbondante acqua penne o maccheroni, rimettere sul fuoco, aggiungere il composto già fatto, rimestare  amalgamando il tutto, aggiungere olio extravergine d' oliva a crudo, abbondante basilico e servire.

 Pasta con la bottarga. Per questo piatto vengono usati: Bottarga di ricciola. Scorza d' arancia. Scorza di limone Succo d' arancia. Succo di limone. Olio extra vergine d' oliva. Acciughe salate. Capperi. Basilico. Pangrattato. finocchietto selvatico

 In una terrina rosolare velocemente in olio extravergine d' oliva un trito fatto con aglio,  pomodoro pachino,  prezzemolo, poco peperoncino, acciughe salate, scorza di limone, scorza d' arancia, capperi, finocchietto selvatico, aggiungere succo di limone e d' arancia e sfumare. Cuocere in abbondante acqua gli spaghetti, rimettere sul fuoco, aggiungere la salsa già fatta, rimestare  amalgamando il tutto, aggiunge olio extravergine d' oliva a crudo, bottarga di riccila grattugiata, pangrattato leggermente tostato, basilico a foglia piccola e servire.

Pasta con gamberi e ceci. 

 Per questo piatto vengono usati: Ceci di Castel di Judica, Gambero rosa di paranza. 

 

 Pasta con il nero di seppia.  La cucina siciliana insieme a quella veneta hanno la predilizione per il nero delle seppie, anche se in effetti le ricette sono alquanto diverse. Per questo piatto vengono usati. Nero di seppia. Seppie. Pomodoro. Estratto di Pomodoro. Olio extra vergine d' oliva. Cipolla. Pecorino pepato siciliano.

 Fare appassire la cipolla in olio d' oliva extravergine, unire le seppie tagliate a piccoli pezzi, aggiungere pomodori ben maturi di cui una parte a pezzettoni, aggiungere anche l' estratto di pomodoro, quando la salsa si restringe prima di spegnere unire le vescichette di nero di seppia e (se volete rispettare la tradizione) una manciata di pecorino pepato siciliano. Cuocere in abbondante acqua gli spaghetti o meglio i Bucatini, scolare, adagiare sul piatto di portata, aggiungere la salsa col nero e servire.

Secondi piatti.

 Grigliata & Fritture di pesce.

 Grigliare il pesce è veramente un arte, la carbonella è pronta quando comincia a coprirsi della sua cenere per evitare il rischio di bruciare il pesce all' esterno lasciandolo crudo all' interno. Durante la cottura bisogna di tanto in tanto spennellare il pesce con un ramoscello d' origano intinto in salsa di "salamarigghiu" (si prepara miscelando, 1/2 bicchiere d' acqua calda, il succo di due limoni, prezzemolo tritato, aglio schiacciato, un cucchiaio d' origano, un bicchiere d' olio extravergine d' oliva e peperoncino) la stessa salsa servirà anche per condire il pesce.  Per ottenere una buona Frittura di pesce, sana, asciutta e non unta d' olio  è necessario usare olio che abbia una grande resistenza alle alte temperature, l' ideale è usare una miscela di olio di arachidi e olio d' oliva extravergine, usare una sola volta l' olio, friggere il pesce ben infarinato (con farina di grano duro) quando l' olio è bollente, senza farlo mai arrivare "a punto di fumo" e a cottura ultimata, adagiare il pesce sulla carta-paglia per far asciugare l' eventuale olio di frittura in eccesso.

 Ricciola al pesto Siciliano. Preparare una panatura composta da: pangrattato, salsa di pomodoro, olio extravergine d' oliva, aglio ,capperi e prezzemolo tritati. Impanare da ambo i lati le fette di ricciola private della pelle, delle lische, e se volete delle parti nere (la buzzonaglia che ha sapore forte e non a tutti è gradita) adagiarle in una teglia di terracotta ed infornare per mezz' ora.

 Gamberi al cognac. Mettere in una padella a bordo alto i gamberi ben lavati e sgocciolati facendoli cuocere nella loro acqua, girandoli continuamente badando di non farli attaccare a tre quarti di cottura sfumare con il cognac.

 Pesce spada all'acqua di mare.  Il pesce spada deve essere freschissimo, appena pescato e ben lavato in acqua di mare pulitissima. Mettere in una padella a bordo alto il pescespada senza olio in modo da fargli buttare la sua acqua (da qui il nome all' acqua di mare) farlo asciugare rigirandolo, aggiungere molto limone spremuto, insieme ad un trito di mentuccia, prezzemolo, aglio, peperoncino, origano e a fine cottura aggiunge olio extravergine d' oliva.

 Pescatrice a Ghiotta.  Pulire, spellare, e tagliare a tronchetti il pesce.  In una padella a bordo alto rosolare velocemente in olio extravergine d' oliva un trito fatto con cipolla, aglio, poco pomodoro pachino e capperi, aggiungere le patate tagliate a tronchetti, rimestare ed eventualmente aggiungere poca acqua. A metà cottura aggiungere origano, olive snocciolate, prezzemolo, peperoncino, il pesce, vino bianco coprire e rimestare fina a cottura ultimata.

 Pesce al cartoccio. Per il cartoccio, si possono usare pesci di dimensione medie come dentici, saraghi, ricciolette, lampughe.... Squamare e pulire il pesce facendo attenzione a togliere ogni traccia di sangue dalle spine della pancia. Adagiare il pesce nella carta stagnola, riempire la pancia con un poco d' aglio. mentuccia, e prezzemolo. Condire il pesce con sale, aglio, prezzemolo, peperoncino, e qualche fetta di limone. Chiudere il cartoccio ed infornare per circa 30 minuti.

 Cernia alla lampedusana. Si mettono in forno per circa mezz'ora, i tranci di cernia privati della pelle e delle lische condita con olio extra vergine d' oliva, aglio, capperi lampedusani, olive, pomodori pachino, un poco di peperoncino ed origano.

 Dentice all' arancia. Si mettono in forno per circa mezz'ora in una teglia di terracotta, i dentici ben puliti e squamati facendo attenzione a togliere ogni traccia di sangue dalle spine della pancia. Coprire i pesci con fette d' arancia bionda. Condire con olio extra vergine d' oliva, cipolla, capperi lampedusani, un poco di peperoncino, succo d' arancia, poco limone ed origano.

 Seppie in umido con piselli "Sicci cà nnocca"  Sbollentare e scolare le seppie. In una padella a bordo alto rosolare velocemente in olio extravergine d' oliva un trito fatto con cipolla e prezzemolo. Aggiungere le seppie e a metà cottura i piselli. Sfumare con vino bianco.

 Gronco con le fave fresche. In una terrina rosolare velocemente in olio extravergine d' oliva cipolla, poco pomodoro pachino e mentuccia. Aggiungere il gronco ben pulito, facendo attenzione a togliere ogni traccia di sangue dalle spine della pancia e tagliato a piccoli tranci. Aggiungere anche le fave fresche, poca acqua e cuocere con il coperchio. A fine cottura sfumare con passito di Pantelleria.

 Tonno con la cipollata. Affettare la cipolla, rosolarla, aggiungere vino bianco facendola ammorbidire. Aggiungere le fette di tonno private della pelle, delle lische, e se volete delle parti nere (la buzzonaglia che ha sapore forte e non a tutti è gradita) rigirandole dai due lati, aggiungere quindi il sale, poco peperoncino e tocco finale una spruzzata d' aceto.

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