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Lampedusa
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Lampedusa - Isola di Lampedusa - Lampedusa vacanze
Lungo la costa orientale del continente africano, a largo
della città di Tunisi, affiora dal mare, ultimo lembo d’Italia, l’ Isola di Lampedusa: 11 Km per 3,7 Km, questa è la stringatissima, ma significativa,
presentazione di una minuscola isola al centro del Mediterraneo. A Lampedusa il tempo e la vita acquistano
significato diverso: lo stress, la frenesia della civiltà, lasciano il posto
all’immersione in una società dove la natura ed i rapporti umani non sono stati
corrotti dalla modernità. Le sue distanze dai continenti, 210 Km dalla Sicilia e 128
dalla Tunisia, e le sue coordinate, 35°29’58’’ di latitudine N. e 12°36’03’’ di
longitudine E., ci fanno immediatamente capire che Lampedusa è più vicina, e
geologicamente più affine all’Africa anziché all’Europa, se nonché ci danno
conferma dell’appartenenza di Lampedusa alla piattaforma continentale africana. Pelagie, ovvero isole d’alto mare, chiamarono Lampedusa, Linosa e Lampione gli antichi marinai greci che qui vi fecero sosta. Giungendo con l’aereo a
Lampedusa sembra di atterrare su
una portaerei in navigazione nel mare più blu del mondo; dal ponte della nave o
dalla cabina dalla barca, invece, l’isola appare simile ad una grande tavolato
che galleggia sul cristallo. A Lampedusa la costa presenta caratteristiche molto differenti: a sud
spiagge di finissima sabbia bianca si alternano a cale rocciose, a nord invece
una serie di ripide falesie inaccessibili dal mare, vero paradiso per gabbiani,
falchi e cormorani, offrono uno spettacolo mozzafiato per la loro bellezza
selvaggia. Il calcare e la dolomite sono le rocce che connotano il terreno.
IL CLIMA
Il clima di Lampedusa, nonostante la bassa latitudine
(siamo sullo stesso parallelo di Sfax), è squisitamente temperato. Lampedusa è interessata per quasi tutto l’arco dell’anno dall’anticiclone delle
Azzorre, sostituito per brevi periodi dall’anticiclone Euro-Asiatico e dalla
depressione Sahariana. A parità di latitudine altre zone sono soggette a calure
estive che a volte superano i 50°C, mentre a Lampedusa raramente le massime di
Agosto superano i 40°C.
Anche le temperature
medie del mare, non fanno che confermare quanto detto in precedenza.
L’umidità relativa, nonostante Lampedusa sia un’isola molto piccola, il
vapore acqueo presente nell’aria è in quantità più che accettabili rendendo in
particolar modo gradevoli le ore serali. I venti soffiano per l’intero anno da
Nord lasciando spazio qualche volta allo Scirocco (SE).
Molto caratteristiche sono le precipitazioni. A Lampedusa la neve è praticamente
sconosciuta; solo alcuni anziani ricordano un unico caso accaduto nel febbraio
del 42’.
Le precipitazioni piovose sono molto scarse. I giorni di pioggia in un anno
risultano in media 50, mentre i mm. di pioggia caduti in un anno ammontano a 340
. Nella tabella delle medie climatiche, vale la pena far notare la media uguale
a 0 per i giorni di pioggia di Luglio.
A Lampedusa ci sono due eventi particolari che accompagnano i tanti misteri dell’isola. Il
primo, chiamato dai lampedusani “ Marrobbio ” consiste in una marea anomala che
nel mese di maggio e raramente in quello di settembre colpisce le coste
dell’isola.
In un giorno come tanti altri, ecco che lentamente e senza preavviso, inizia
un’alta marea che dopo diverse ore raggiunge anche i tre metri; poi, nel giro di pochi
minuti, torna la bassa marea. La differenza di velocità tra questi due movimenti
del mare, provoca veri e propri danni sia agli abitanti della terraferma che a
quelli marini. Chiunque a Lampedusa potrà dirvi di aver raccolto i pesci sulla
strada o in mezzo ai capi, altri sosterranno di aver trovato la barca
“ormeggiata” nel parcheggio delle auto e l’auto parcheggiata in fondo al molo;
un fatto è certo: tutti a Lampedusa conoscono, rispettano e qualcuno teme questo
fenomeno ancora misterioso. La scienza ha provato a dare una risposta: per il
momento si pensa che la marea anomala sia causata da dei maremoti ciclici che
avvengono a largo di Lampedusa.
Il secondo fenomeno riguarda uno strano lampeggiare di fulmini, molto spesso non
accompagnati da tuoni e da pioggia, che nel mese di ottobre accompagnano le
caldi notte lampedusane.
L' ECONOMIA
L’economia di Lampedusa
si basa principalmente sul turismo, sulla pesca, sull’industria conserviera del
pesce azzurro e marginalmente sull’agricoltura e la pastorizia; abbandonandola
quasi del tutto. Il mare che circonda lampedusa è molto pescoso, infatti
la pesca rappresenta una delle maggiori risorse per l’economia dell'isola di
Lampedusa. Essa viene praticata con varie tecniche, tra queste la più
diffusa è il “Cianciolo” (una rete a circuizione usata con l’uso di potenti
lampare), vengono pure usate le reti da posta,le nasse,la traina, il conzo e la
pesca a strascico. Sicuramente a Lampedusa la pesca potrebbe essere
ancora più incentivata con metodi di pesca sostenibili, affinché la pesca
potesse continuare ad essere una delle fonti più redditizie dell’ isola di
Lampedusa. L’industria conserviera del pesce occupa, nell’ isola di
Lampedusa un posto ancora importante. È un’industria rinomata, non seconda,
per qualità, ad alcun altra. Anche l’industria conserviera, se opportunamente
sostenuta, a Lampedusa potrebbe assorbire una quantità maggiore di
manodopera locale. Comunque la lavorazione del pesce sott’olio è molto accurata,
Il pesce inscatolato a Lampedusa è solo pesce fresco e per la sua
conservazione si utilizza soltanto olio extra vergine d' oliva. Le latte sono
sigillate etichettate e commercializzate.
A Lampedusa il commercio e la lavorazione delle spugne tempo fiorente,
sembra oggi che vada ad estinguersi ed è marginale. Un tempo l'isola di
Lampedusa era autosufficiente per la produzione agricola; oggi a
Lampedusa s' importa quasi tutto dalla Sicilia, vi è solo una produzione di
nicchia di ortaggi per altro ottimi. Per fortuna a lampedusa è arrivato
il turismo anche se in maniera per fortuna moderata. A metà degli anni 60 a
Lampedusa venne costruito l’aeroporto. L’ attacco di Gheddafi avvenuto il 15
Aprile del 1986, mandò su tutte le prime pagine , l’ isola di Lampedusa,
facendola conoscere al mondo intero, paradossalmente Lampedusa inizia
così il suo boom turistico, tanto che in pochi anni Lampedusa cambia il
suo volto.
COME ARRIVARE
Notizie più specifiche li troverai nella
sezione costruita appositamente. Qui vogliamo dire che i prezzi dell’aereo
per Lampedusa sono alti anzi altissimi. Se vuoi risparmiare qualcosa chiedi alla
struttura che ti ospiterà penseranno loro alla prenotazione del volo. La nave è la soluzione per chi arrivava con la macchina,
per chi viene senza c' è anche l' aliscafo, entrambi partono da Porto Empedocle
(AG). Arrivati a Lampedusa dovete decidere se visitarla a piedi, in bici, in
autobus, in macchina o in scooter. La prima la sconsigliamo, c’è troppo
caldo. La seconda la consigliamo a chi non sa guidare la macchina o il
motorino, e naturalmente a chi non vuole inquinare l’ambiente (anche se ci sono
gli scooter elettrici). Oppure potete scegliere di girare l' isola di
Lampedusa con gli autobus. Il
servizio è ottimo in quanto sosta in tutte le spiagge, ma per uscire la sera
dovete organizzarvi, poiché la prima corsa degli autobus è alle 8.00, l’ultima
alle 20.00. Se siete in 4 vi consigliamo di prendere la macchina e non 2 scooters,
poiché spendete meno. Sicuramente un turista che viene per la
prima volta a visitare Lampedusa non può perdere l’occasione di visitare
Lampedusa dal mare. Se non si sa guidare la barca e se non da fastidio
stare in compagnia con altre persone conviene fare la gita organizzata. Al
porto nuovo, infatti, diverse imbarcazioni fanno il giro turistico
dell’isola, con pranzo a bordo (facoltativo). Se invece da fastidio la confusione, ma non
si sa guidare
una barca, si può noleggiarne una con alla guida un pescatore e decidere come
organizzarsi la giornata. Naturalmente avere una barca per conto proprio costa
di più di una gita organizzata organizzarsi un piccolo gruppo di amici per dividere le spese. Se
si sa guidare la barca si può noleggiarne una per
conto suo e girovagare autonomamente intorno a Lampedusa.
PERIODI CONSIGLIATI
Se sei un giovane ti consigliamo di venire a
Lampedusa ad agosto. E’ il mese ricco di divertimenti e di tanti giovani. Ma attento ai
prezzi. Maggio ed
ottobre sono i mesi più tranquilli, è ancora possibile fare il bagno e i prezzi
sono molto contenuti. Giugno e luglio sono più
frequentati, ma di certo è possibile trovare facilmente sulla
spiaggia il posto dove sdraiarsi. Settembre secondo noi, è il mese migliore sotto ogni
profilo. Dal clima ancora caldo, al mare calmo e poi c’è la festa della
nostra Patrona.
LA VACANZA
Se sei arrivato a Lampedusa,
sicuramente avrai sentito parlare delle tanto famose tartarughe “Caretta caretta”.
Quindi è giusto, oltre che educativo andare a vedere il centro dove li curano.
Emozionante è pure la liberazione delle stesse, ossia degli animali che prima
sono stati curati. Quasi tutti i pomeriggi a Lampedusa, infatti, dalla spiaggia di Cala
Madonna vengono rimessi in libertà le tartarughe già curate. Per sapere di
preciso gli orari e le date, basta andare nello stesso centro, situato in c/da
Grecale, ed una bacheca all’esterno avviserà degli eventi più importanti. A
Lampedusa potete decidere di andare a vedere i delfini. Si può
chiedere alle diverse associazioni animaliste presenti sull’Isola. Consigliamo inoltre di andare a visitare tutte le
spiagge e tutte le cale dell' isola di Lampedusa, sia da terra che con la barca. Una gita in aliscafo
nella vicina Linosa
(isola vulcanica). Li scoprirete un altro paradiso, un altro
modo di vivere e di fare, altra vegetazione, altro tipo di territorio e dei
fondali ancora integri. La sera dopo aver visto il tramonto (a Lampedusa
spettacolare), non può mancare la cena a base di pesce. Dopo aver
cenato quasi tutti si riversano in Via Roma (il corso principale) per la serie
infinita di “vasche”. Si fa qualche acquisto presso le numerose bancarelle, poi un gelato e poi
per i nottambuli la notte continua. A Lampedusa possiamo andare a fare il bagno con
il chiaro di luna, possiamo andarcene sulle spiagge a suonare con le chitarre
(non sulla spiaggia dei Conigli, qui è vietato scendere di notte per consentire
alla tartaruga di deporre le uova), possiamo andare nell’unica discoteca
all’aperto presente sull’Isola, possiamo andare al cinema all' aperto per vedere un
film.
DOVE MANGIARE
A Lampedusa ristoranti, pizzerie, trattorie
rosticcerie di pesce ed altri
locali abbondano. Per quanto riguarda i
ristoranti provate un po a fare un giro, ma attenti ai prezzi.
IN GIRO PER LAMPEDUSA
Lampedusa
è un'isola piccola, ma tutta da scoprire: le sue
coste sono una continua sorpresa, le sue cale una serie di incantesimi.Proviamo
a fare il giro dell'isola di Lampedusa, uscendo dal Porto in direzione
nord-ovest verso punta Guitgia. A questo punto sarete in prossimità della
spiaggia top dell' isola di Lampedusa, quella dei giovani, dove fare
qualche nuova amicizia. Continuando in direzione NW troverete la spiaggia di
Cala Croce, due piccole spiagge divise da un'insenatura ( a Lampedusa è
frequentata molto da famiglie). La più grande è delimitata alle spalle da una
serie di canne, l'altra più piccolina è coperta alle spalle da un costone e
sono ben accessibili. Poche centinaia di metri e troverete una serie di
incantevoli calette: Cala Madonna, Cala Greca.La prima è una cala stretta e
lunga è la sede del Santuario rupestre della Madonna di Porto Salvo patrona di Lampedusa. Cala Greca è una spiaggia minuscola adatta allo snorchering. A
fianco c'è Cala Galera, questa spiaggia prosegue con un vallone dove vi sono
alberi di fico, gelsi. Lasciamo queste calette e continuiamo il nostro viaggio
nellì isola di Lampedusa ed arriviamo alla Tabaccara. Dagli abitanti
dell' isola di Lampedusa è definita la "piscina" per le
trasparenze incredibili del mare. A fianco troviamo l' Isola dei conigli uno
scoglio di fronte al quale vi è la spiaggia più grande dell'isola di
Lampedusa, qui, sembra di essere ai tropici, il colore del mare, la luce del
sole hanno dell'incredibile sembra un sogno, ma sei a Lampedusa. Alle
spalle dell'isola dei Conigli, affiora dal mare un piccolo scoglio: se vi
immergete nelle vicinanze potrete osservare la Madonnina del mare, omaggio di un
fotografo subacqueo che sopravvisse ad un incidente nel mare di Lampedusa.
Proseguendo poi, si giungerà a Cala Pulcino, anche qui il mare di Lampedusa dà
spettacolo. Seguono poi tre valloni: dell' Acqua,
Profondo e della Forbice. Proseguendo si arriva all'estremità dell' isola di
Lampedusa, Capo Ponente, contraddistinto dal faro, si vira in direzione
della costa nord alta e frastagliata, ricca di grotte e anfratti naturali. In
alto al sacramento c'è la vetta dell'Isola di Lampedusa, ossia l'Albero
Sole a quota 133 metri. La vista che si può godere da quel picco è veramente
emozionante.
All'estremo lato nord dell' isola di Lampedusa, c'è Capo Grecale
riconoscibile per la presenza de faro. La costa est dll' isola di Lampedusa
è più frastagliata e ricca d' insenature: Cala Calandra, Mare Morto, Cala
Creta, Cala Pisana. Tutti siti balneabili e facilmente raggiungibili. A
Lampedusa c'è il punto più a sud d'Italia anzi d' Europa: Punta Sottile, la
propaggine più estrema dell'isola. Stiamo completando il periplo dell' isola di
lampedusa ma prima ad accoglierci ci sarà Cala Francese con le sue acque
calme e smeraldine, e con le sue alte palme che ci danno veramente la sensazione
di stare ai tropici. Continuiamo ed incontriamo le Grottacce due grotte
contigue dall''atmosfera è magica. Ultima tappa è Cala Maluk.del giro dell'
isola di Lampedusa, fino a qualche decennio fa qui si pescavano le spugne.Siamo
così arrivati alla fine, Alla scoperta dei luoghi più incatevoli dell' isola di Lampedusa.
LE RISERVE
Regione Siciliana – Assessorato Territorio e Ambiente
- Riserva Naturale Orientata “Isola di Lampedusa”
La Riserva Naturale “Isola di Lampedusa”, la cui gestione è
stata affidata dalla Regione Siciliana a Legambiente, è stata istituita dopo un
lungo iter iniziato nel 1984. Sin da allora la popolazione di Lampedusa, insieme
alle associazioni ambientaliste, aveva chiesto la costituzione della Riserva per
la salvare uno dei tratti costieri più belli e interessanti dell’Isola dalla
cementificazione e dalla speculazione edilizia. Così è stata vinta una giusta battaglia per la tutela
dell’ambiente e per il futuro di Lampedusa, contrastando un modello di sviluppo
distruttivo, rivendicando anche a nome delle generazioni future il diritto alla
salvaguardia di un bene naturale, di incommensurabile valore, che oggi tutti
possono ammirare e fluire. Ormai è stato unanimemente riconosciuto, che la Riserva Naturale
dell' isola di Lampedusa è una risorsa per
lo sviluppo economico e turistico di Lampedusa, uno sviluppo pulito e duraturo,
perché fondata sulla tutela e non sulla distruzione dei beni ambientali. La Riserva ha una superficie di 320 ettari e si estende da
Cala Greca sino al vallone dell’Acqua ed è delimitata a nord dalla strada che
conduce a Ponente. Essa comprende al suo interno i caratteristici valloni della
Forbice, Profondo, le aree di macchia mediterranea ricostruita dal Corpo
Forestale della regione Siciliana, e la splendida spiaggia dei Conigli, zona di ovodeposizione della tartaruga marina “Caretta
Caretta”. All’interno della
riserva Isola di Lampedusa ricade inoltre il tratto di mare racchiuso tra l’isolotto dei Conigli e
la costa. La stessa protegge pure un preziosissimo patrimonio di specie animali,
come il Falco della Regina, il Marangone dal ciuffo, il Colubro lacerino e il
Colubro dal cappuccio, e specie vegetali come la Caralluma europea, la Centaurea
acaulis, i ginepri fenici sopravvissuti al disboscamento, tutte specie rare
minacciate d’estinzione miracolosamente ancora esistenti sull' isola di Lampedusa. Questi luoghi, sono unici al mondo. Gli splendidi
colori del mare, le forme del paesaggio, la preziosissima vegetazione
sopravvissuta e le rare specie animali, devono spingerci a rispettare questi
luoghi. A Lampedusa visitare questi luoghi deve suscitare emozioni forti e non il disagio che si
prova in qualunque altra spiaggia sottoposta a forme di uso irrazionale e
distruttivo. La Riserva non è quindi una sommatoria di vincoli e
divieti, ma uno strumento di conservazione e valorizzazione del territorio della
bellissima Lampedusa.
Norme d'uso e divieti vigenti nella riserva
Nell'area della riserva è consentito praticare la
balneazione e l'escursionismo, salvo il rispetto delle modalità fissate dall'Ente
gestore per la tutela dell'integrità ambientale.
Nella zona A della riserva è vietato:
- transitare con mezzi motorizzati su piste, sentieri e
mulattiere (tutti i mezzi,automobili e motocicli, devono essere posteggiati
all'inizio della strada sterrata che conduce alla baia dei Conigli, in zona B);
- la navigazione, l'accesso e la sosta di natanti di
qualsiasi genere e tipo;
- abbandonare rifiuti al di fuori degli appositi
contenitori;
- praticare il campeggio e il bivacco;
- usare apparecchi fono-riproduttori se non in cuffia;
- la collocazione di strutture prefabbricate anche mobili e
di roulottes;
- eseguire movimenti di terreno, scaricare terra o
qualsiasi altro materiale solido o liquido;
- asportare o danneggiare rocce, minerali, fossili e
reperti di qualsiasi natura,anche se si presentano in frammenti sciolti
superficiali;
- introdurre armi da caccia e qualsiasi altro mezzo di
cattura o di danneggiamento degli animali;
- esercitare la caccia e l'uccellagione e apportare
qualsiasi forma di disturbo alla fauna selvatica, molestare o catturare animali
vertebrati o invertebrati, raccogliere, disturbare o distruggere nidi, uova,
tane e giacigli;
- distruggere, danneggiare o asportare i vegetali di ogni
specie e tipo, o parti di esse;
- praticare qualsiasi forma di pesca.
Le violazioni dei divieti previsti nel regolamento sono
punti ai sensi dell'art. 26 della l.r. 14/88 con una sanzione amministrativa
pecuniaria variante da € 25,00 a € 2.500,00
Ogni violazione al regolamento va segnalata, oltre che al
personale della riserva, ai competenti organi di vigilanza dell' isola di
Lampedusa (Distaccamento
Forestale, Capitaneria di Porto, Vigili urbani, Forze di Polizia).
Ognuno è tenuto a sensibilizzare i visitatori e i bagnanti
per fare rispettare le norme d'uso vigenti nella riserva.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
- Comune di Lampedusa e Linosa
Area Marina Protetta “Isola di Lampedusa”
L’unicità e la peculiarità del patrimonio naturalistico
delle Isole Pelagie( Lampedusa, Linosa e Lampione) e hanno fatto si che su proposta dell’Amministrazione locale,
provinciale e regionale, nonché del Ministero dell’Ambiente, fosse istituita con
decreto del 21 ottobre 2002 un’Area Marina Protetta denominata appunto “Isole
Pelagie”. Due sono le aeree (riguardo a Lampedusa) la cui tutela sarà
integrale: ossia Capo Grecale e Isola dei Conigli, anche se
in quest’ ultima è consentita la balneazione. Le zone in giallo rappresentano le
aeree di riserva generale mentre quelle in blu di riserva parziale. Tra gli obiettivi che si intendono perseguire, oltre alla
protezione ambientale dell'area marina interessata, figurano: la tutela e la
valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona; la
diffusione e la divulgazione della conoscenza dell'ecologia e della biologia
degli ambienti marini e costieri dell'area marina protetta e delle peculiari
caratteristiche ambientali e geomorfologiche della zona; la promozione di uno
sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza
naturalistico-paesaggistica dell'area, anche privilegiando attività tradizionali
locali già presenti sull' isola di Lampedusa. Nell'ambito dell'azione di promozione di uno sviluppo
compatibile con le predette finalità, la disciplina delle attività relative alla
canalizzazione dei flussi turistici, alle visite guidate e ai mezzi di trasporto
collettivi potrà prevedere che le predette attività vengano svolte
prioritariamente o esclusivamente dai cittadini residenti e da imprese aventi
sede nel comune di Lampedusa ricadente nell'area marina protetta.
UN NUOVO “SANTUARIO” PER I DELFINI: LAMPEDUSA
Per contribuire allo studio e alla protezione dei delfini,
per cercare di armonizzare il rapporto tra questi animali e i pescatori, a
Lampedusa da alcuni anni diverse associazioni ambientaliste, e tra queste in
prima linea Marevivo ed il Cts stanno portando avanti diverse attività di
salvaguardia nei confronti di questi animali. Attività che hanno lo scopo di
svolgere attività di studio e ricerca sui delfini e di curare tutte le
iniziative volte a informare e a sensibilizzare le popolazioni locali e i
turisti sulla necessità di proteggere questi mammiferi marini che, oltre a
rappresentare una ricchezza in termini di biodiversità, costituiscono
un’importante risorsa anche dal punto di vista socio-economico. Lampedusa, data la sua posizione geografica, rappresenta un
osservatorio privilegiato per osservare e studiare alcuni cetacei che vivono nel
Mediterraneo. Infatti, nel mare che circonda l’isola di Lampedusa sono presenti con
regolarità tre specie di delfino: Delfino comune (Delphinus delphis), Tursiope (Tursiops
truncatus), Stenella (Stenella courulealba). I cetacei sono mammiferi acquatici che da sempre hanno
catturato la nostra attenzione per il loro enorme fascino e mistero. Il loro
mondo è immenso e vario e si espande dai fiumi fino alle profondità degli
abissi. Perfettamente adattati alla vita subacquea e veri
dominatori dei mari, possiedono molte caratteristiche che li accomunano ai
pesci, come ad esempio la forma aerodinamica del corpo, il possedere pinne per
il nuoto e l’alimentazione. Le dimensioni possono variare dai piccoli delfini,
lunghi 1 o 2 metri, all’enorme balenottera azzurra che può superare i 30 metri
di lunghezza e che costituisce l’animale più grande che sia mai esistito sul
nostro pianeta. I cetacei iniziarono, già a partire dall’Eocene circa 55
milioni di anni fa, l’adattamento alla vita marina (facevano parte del gruppo
Archeoceti): dapprima, infatti, possedevano tutti dentatura molto sviluppata e
arti posteriori ridotti, adattati alla vita in ambiente palustre, lagunare ed
estuario. Nel corso dei successivi 30 milioni di anni nacquero e si
evolsero molte forme di Archeoceti, sempre più trasformati e specializzati nella
vita acquatica: glia arti si svilupparono in pinne per la propulsione
nell’acqua, il corpo si allungò con una lunga coda, le zampe posteriori ridotte
o addirittura scomparse, quelle anteriori trasformate in pinne, e le narici
spostate verso la parte più alta del capo. Si dividono in due sottordini: Odontoceti (delfini, orche,
capodogli), che possiedono denti per la masticazione, e i Misticeti (balene,
balenottere), che ai bordi della bocca hanno i cosiddetti fanoni per la
filtrazione dell’acqua. Questi mammiferi sono dotati di un ricchissimo
“vocabolario”: oltre a fischiare, grugnire e strillare, riescono a emettere una
vasta gamma di suoni percepibili anche da noi uomini, oltre ad emettere
ultrasuoni con frequenze troppo elevate per i nostri limitati organi acustici. Chi studia i delfini sa che un giorno riusciremo a
comunicare alla perfezione con loro, ma già oggi riusciamo a farlo con il
linguaggio dei sordomuti. I delfini si procurano il cibo in acqua e riescono a
predare persino sulla terraferma, coordinando attacchi a ignari pesci trascinati
a riva dalle onde da loro stessi prodotte. Dormono galleggiando in superficie e una metà del loro
cervello rimane intenta a vigilare.Nonostante siano protetti da leggi internazionali che ne
vietano l’uccisione e la cattura, i delfini stanno vivendo un momento davvero
difficile della loro storia evolutiva. Rischiare di scomparire per sempre dall’elenco degli
“abbonati al mondo vivente” rappresenta infatti una triste possibilità per
questi nostri simpatici coinquilini del pianeta Terra. Ogni anno migliaia di delfini vengono uccisi nelle reti da
pesca dei tonni e anche nei nostri mari si impigliano nelle reti utilizzate per
la cattura dei pesci spada, le cosiddette spadare, e muoiono per mancanza
d’aria. Per non parlare di altre cause della loro rarefazione: misteriosi
batteri e virus che li minacciano, alterazioni magnetiche dei loro sofisticati
sistemi di orientamento, inquinamenti che li avvelenano e drammatiche prigionie
in piccole vasche per animali abituati a percorrere ogni giorno da 60 a 90
chilometri. Forti, indomiti e astuti i delfini sono predatori di grande
esperienza e sanno combattere insieme le avversità. Ma questi protagonisti degli
oceani possono essere anche “violenti” e “crudeli”, anche se questi aggettivi
dovremmo usarli per caratterizzare solo la nostra specie. I delfini fanno spesso lotte fra clan, le aggressioni
talvolta sono particolarmente intense. I maschi mordono i giovani dei clan
rivali e “violentano” le femmine. Alcuni delfini sono stati visti attaccare altre specie di
delfinidi come le focene.
I TRE DELFINI DI LAMPEDUSA
Delfino comune (Delphinus delphis) Lunghezza: 2-2,20 m. Peso: 80-120 kg. Caratteristiche: pelle nero bluastra, scura nella zona
dorsale e con il tipico disegno a “V” sui fianchi. Il vertice di questa V è
toccato da due aree pigmentate che corrono lungo i fianchi. Il ventre è bianco.
Vive in gruppi di decine o centinaia di individui. si nutre di piccoli pesci e
cefalopodi. cosmopolita, assente solo nelle acque polari
e subpolari di entrambi gli emisferi. Normalmente è presente in modo diffuso in
tutti i nostri mari, con l’eccezione del medio e alto Adriatico.
Tursiope (Tursiops truncatus) Lunghezza: 4 metri (in media tra 2,50 e 3,50). Le femmine
sono poco più piccole dei maschi. Peso: 275-350 kg. La pelle è di colore grigio, il ventre
biancastro con sfumature leggermente rosate. Esistono due forme di tursiopi: una
pelagica e una costiera. Le forme che conducono vita pelagica sono più robuste
di quelle costiere. Vive in gruppi poco numerosi nella forma
costiera mentre in quella pelagica fino a centinaia di individui. Si nutre di
acciughe, sardine, sgombri, calamari. Cosmopolita, assente solo nelle acque più
fredde. Normalmente è presente in tutti i mari d’Italia, più frequente nel Mar
Ligure, alto Tirreno, Canale di Sicilia e in tutto l’Adriatico.
Stenella striata (Stenella coeruleoalba) Lunghezza: 2-2,10 m. Peso: 80-120 kg.La pelle dorsalmente è nerastra o grigio
scuro con una banda di eguale colore che punta verso il ventre. I fianchi e la
zona posteriore sono grigio chiaro. Il ventre è bianco. Caratteristiche alcune
striscie nerastre che partono dall’occhio e puntano verso la parte posteriore.Vive
in gruppi numerosi. Nuota velocemente e salta spesso fuori dall’acqua. Può
raggiungere i 45-50 Km/h ed è pertanto uno dei cetacei più veloci. Si nutre di pesci azzurri e molluschi.
Vive in acque temperate e tropicali di tutto il
mondo. Risulta più diffusa nei mari profondi, normalmente è presente in modo
frequente nei mari meridionali e assente vicino alle coste adriatiche.
LAMPEDUSA, UN’ OASI PER LE TARTARUGHE
Nella ricerca italiana sulle tartarughe,
Lampedusa
riveste grande importanza nella riproduzione delle tartarughe marine, diverse associazioni ambientaliste, con la collaborazione e la
partecipazione di distinti enti, quali università, le amministrazioni locali e
regionali, nonché con i contributi derivanti dalla stessa UE, hanno sviluppato
alcuni programmi di conservazione a favore della Caretta caretta. Lo scopo principale è quello della salvaguardia dell'area
ancora potenzialmente idonea alla riproduzione di questi animali, situata
all'interno della Riserva Naturale che comprende la Spiaggia dell'Isola dei
Conigli nell' isola di Lampedusa. L’altro fronte del progetto riguarda il recupero e la
liberazione dopo la marcatura degli esemplari catturati accidentalmente dai
pescatori di Lampedusa, feriti o detenuti illegalmente. Infatti, grazie alla preziosa
collaborazione di molti studenti, pescatori e abitanti, ogni volta che una
tartaruga viene recuperata, viene studiata, curata e alimentata fino alla sua
liberazione preceduta dalla marcatura. Una semplice ma indispensabile targhetta
che aiuterà a seguirne la vita e tutti i suoi spostamenti. La vita delle tartarughe marine è un mistero per gli
studiosi, dato il fatto che esse vivono quasi esclusivamente in mare. Esse sono
ottime nuotatrici e solo le femmine adulte escono dall’acqua portandosi quindi
all’asciutto in occasione delle deposizione delle uova. Tutte le specie hanno il
guscio idrodinamico, le testa non può essere retratta completamente e le zampe
anteriori piatte sono a forma di pagaia e dette natatoie. Le tartarughe marine
sono essenzialmente animali di acque calde ma talvolta qualche specie raggiunge
acque fredde dell’atlantico o del mediterraneo. La caratteristica biologica più interessante delle
tartarughe è che vivono in mare e nidificano a terra. Conducono una vita
solitaria per la maggior parte dell’anno, ma nel periodo dell’accoppiamento si
riuniscono in branchi formati quasi sempre dagli stessi esemplari migrando verso
precise località di nidificazione. Ancora oggi non si conosce con precisione
come le tartarughe si orientano, quando migrano dai quartieri trofici a quelli
di riproduzione o quando si trasferiscono da un litorale all’altro durante il
periodo di deposizione. Comunque gli studi condotti da alcuni ricercatori
tramite il radio tracking permetteranno di avvicinarsi alla soluzione di questo
problema. Certamente il viaggio è guidato da una susseguirsi di segnali diversi,
tra cui sicuramente l’olfatto, seguendo forse gradienti odorosi. Pare invece
ormai certo che le tartarughe marine non emettono suoni percettibili. Per quanto riguarda l’alimentazione, molte informazioni
provengono dalle feci delle tartarughe marine o dalle autopsie. Da ciò si è
potuto rilevare che quasi tutte le specie si nutrono di pesce, fra cui quelli
appartenenti all’ordine dei placodermi e dei cefalocordati, di celenterati cioè
polpi e meduse, di echinodermi cioè stelle marine e ricci, di alghe, di
calamari, di gamberi, di granchi, ecc. Un eccezione è per la specie “Caretta
caretta”, essa è infatti onnivora e si ciba di tutto, come fili elettrici, buste
di plastica scambiate per grosse meduse, pezzi di ferro, ecc., anche se
naturalmente per sbaglio causandone in seguito vari problemi fra cui la morte. Per quanto riguarda la riproduzione, di solito gli
accoppiamenti avvengono vicino la costa, anche se non necessariamente nei pressi
delle spiagge che ospiteranno le uova. Le femmine depongono un gran numero di uova (da 80 a più di
200 a seconda delle specie), bianche e dal guscio morbido, nella sabbia delle
spiagge. Le uova che la femmina depone sono state fecondate nella stagione
precedente o anche due anni prima. L'ovodeposizione avviene in diverse fasi (da
2 a 6 volte per stagione e a intervalli di 7-15 giorni) e spesso su tratti
differenti di litorale. La femmina servendosi degli arti scava una buca profonda
da 10 a 60 centimetri e, dopo aver deposto le uova, la richiude con la sabbia;
infine, come per nascondere ogni traccia del nido, spiana il punto in cui ha
scavato. Quando vanno a deporre le uova, le tartarughe lasciano
nella sabbia una traccia simile a quella di un piccolo trattore cingolato e
questo fa si che il nido venga facilmente identificato dagli umani con
conseguenze spesso drammatiche. Dopo aver deposto le uova la femmina ritorna in acqua dove
è subito corteggiata dai maschi. Gli accoppiamenti avvengono in acqua: il
maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua
corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la
coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina. La copula può
durare diversi giorni e la fecondazione diversi anni. La durata dell'incubazione varia a seconda della specie,
della posizione del nido e dell'andamento stagionale e richiede da 30 a oltre 70
giorni. I piccoli entrano nell'acqua appena nati, dopo un breve
tragitto sulla spiaggia che spesso si rivela pieno di insidie a causa di
numerosi predatori. Una volta raggiunte le dimensioni adulte una tartaruga
marina non ha nemici, se si eccettua, anche involontariamente, l’uomo. Solo gli
attacchi degli squali riescono a recar danno ad un esemplare adulto, ma il più
delle volte esso causa solo la perdita di un arto, senza scombussolare di tanto
la vita dell’animale. Diversa è la situazione dei piccoli; ad iniziare dal
momento della deposizione cani, volpi, topi possono individuare il nido, scavare
e nutrirsi delle uova. Al momento della loro uscita i piccoli sono vulnerabili
agli attacchi di granchi, uccelli, topi, e poi a mare di qualsiasi fauce si apra
su di loro. A qualsiasi età comunque le attività umane sono causa di
elevata mortalità. Per scopo alimentare, per il commercio del carapace si va
dalla cattura delle femmine durante la deposizione a quella degli esemplari
impigliati agli arnesi da pesca. La raccolta delle uova per l’esotico cocktail
in alcuni paesi è addirittura base dell’economia locale. Spesso le tartarughe
rimangono vittime del crescente impatto dell’uomo sulle coste, privandole dei
siti di deposizione, delle campagne di pesca, in cui trovano la morte per
annegamento, dell’inquinamento marino, degli incidenti con i natanti che
provocano ferite irrimediabili. Le tartarughe marine in Italia, come specie in grave
pericolo di estinzione, sono protette dai decreti del Ministero della Marina
Mercantile del 21 maggio 1980, del 3 maggio 1989 e dalla legge n. 150 del 7
febbraio 1992 con modifiche del 13 marzo 1993, che ne vietano la pesca, la
detenzione, il trasporto ed il commercio. A livello internazione le tartarughe sono protette da due
importanti convenzioni:
- Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie
Minacciate della Fauna e della Flora Selvatiche (CITES,1973), inclusa
nell’Appendice I.
- Convenzione per la Conservazione delle Specie Migratorie
degli Animali Selvatici (Convenzione di Bonn, 1979), inserita nell’Allegato I.
A livello Europeo le tartarughe sono protette da una
convezione e una direttiva:
- Convenzione di Berna è una convenzione relativa alla
conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, adottata
a Berna il 19 settembre 1979.
- Direttiva UE riguardante la Conservazione degli Habitat
Naturali e della Flora e Fauna Selvatica, Direttiva 9243, 21/5/1992, inclusa
nell’Allegato II e IV.
Delle otto specie di tartarughe marine solo tre sono
presenti nel Mediterraneo (la tartaruga comune, la tartaruga verde e la
tartaruga liuto). La specie più comune dei nostri mari è la tartaruga comune (Caretta
caretta) che frequenta, a scopo riproduttivo, soprattutto il settore sud
orientale del Mediterraneo. Le tartarughe sono difficilmente identificabili in mare,
mentre l'osservazione diretta sulle spiagge non presenta difficoltà. Per identificarle bisogna osservare il carapace (il numero
delle lamine costali e delle inframarginali) o la testa (il numero delle squame
prefrontali e delle postorbitali).
TARTARUGA COMUNE (Caretta caretta)
La tartaruga comune o caretta (Caretta caretta) è la più
nota tartaruga del Mediterraneo. La lunghezza può variare da 70 a 115 cm, il peso da 70 a
200 chilogrammi. Possiede sul carapace 5 lamine costali e 2 paia di squame
postorbitali, il piastrone ha 3 scudi sprovvisti di pori. Si nutre di crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci, ma
anche di meduse urticanti. E' una specie considerata vulnerabile, iscritta
nell'Appendice I della CITES. Data la predazione cui vengono sottoposte le uova e gli
adulti, le popolazioni atlantiche sono fortemente compromesse. Le cause della
rarefazione nel Mediterraneo sono: la scomparsa dei luoghi adatti alla
nidificazione, l'aumento dei fenomeni di inquinamento e gli incidenti causati
dalle reti a strascico e dagli altri sistemi di pesca. In Italia questa specie nidifica a Lampedusa, Linosa e in
Calabria, lungo la costa ionica.
LA STORIA
Due milioni di anni fa il blocco africano iniziò a spingere
contro quello europeo. Il fondo marino, costretto tra questi due colossi, si
accartocciò. Questo movimento forzato portò per la prima volta, dopo decine di
milioni di anni, una lingua di fondale a diretto contatto con il sole.
Inizialmente, a causa di questo cambio di ambiente da bagnato ad asciutto, morì
tutto ciò che vi abitava, sia piante che animali; la distruzione in atto fu però
il preludio per la nuova vita che avrebbe certamente colonizzato questo nuovo
lembo di terra. Ma questa è preistoria. Per millenni Lampedusa è stata luogo di sosta e di
rifornimento d’acqua delle navi dei Fenici, dei Greci, dei Romani, dei Saraceni
e dei Crociati, e sebbene fosse abitata e frequentata ai tempi delle guerre
puniche, la storia è piuttosto ridotta, anche se l’isola viene citata già nel
795-815 d.C. da Papa Leone II, dove con una lettera informa Carlo Magno di una
battaglia svoltasi vicino Lampedusa tra Bizantini e Saraceni. Viene citata
inoltre da Ludovico Ariosto che vi ambientò il canto dell’Orlando Furioso, la
leggendaria sfida tra il re saraceno Agramente ed il Conte Orlando. Lampedusa torna tristemente alla ribalta il 14 luglio 1551
giorno in cui l’ammiraglio genovese Andrea Doria naufragò con la sua flotta a
poche miglia dall’isola. Le perdite furono ingenti: perirono più di mille uomini
e quasi tutte le navi affondarono. La flotta agli ordini di Andrea Doria si
stava dirigendo nella zona compresa tra Monastir e Djerba per sconfiggere il
pirata Dragut, che dettava la propria supremazia su quel tratto di mare,
attaccando i galeoni in transito nel Mediterraneo centrale. La storia ha inizio nel 1630, quando compare il nome di Lampedusa con Giulio Tomasi di Lampedusa a cui venne concesso da Carlo II di
Spagna di assumere il titolo di “Principe di Lampedusa”. Nel 1783 una epidemia di peste, arrivata con qualche nave,
miete diverse vittime tra la popolazione. Un medico famoso, Antonio Corsi, viene
mandato dalla Sicilia per debellare la malattia. Nel giro di un anno l’opera del
Corsi viene portata a termine. La storia “ufficiale” sull' isola di Lampedusa, invece, inizia ai primi del 1800,
quando Salavatore Gatt a capo di una colonia di maltesi prese in enfiteusi
l’isola dal proprietario, iniziando il disboscamento per far posto alla
coltivazione agricola della terra sino ad allora vergine e ricca di fertilissimo
humus, dove vivevano daini, cinghiali, lepri e conigli fra la fitta boscaglia e
alberi di alto fusto. Con la colonizzazione borbonica del 1843 inizia la storia
moderna del paese di Lampedusa. Quando il capitano Bernardo Maria Sanvisente sbarca
nell’isola, dietro ordine di Ferdinando II Re delle due Sicilie, con 120 persone
tra cui 90 uomini e 30 donne in maggior parte agricoltori e artigiani. Il
Sanvisente, che fu governatore dell’isola di Lampedusa, diede impulso alle prime opere
pubbliche e fece costruire subito 7 edifici isolati (i cosiddetti 7 palazzi), ma
nel contempo iniziò il disboscamento per fare posto a queste e ad altre piccole
opere. L’eccezionale dote organizzativa del Sanvisente e le indubbie qualità di
urbanista ed economo, permisero alla colonia di crescere sia economicamente che
numericamente. Si passò da 120 abitanti a più di 2000 nel giro di cinque anni. Fu un grande periodo di prosperità per l’isola
di lampedusa, periodo che
terminò quando cadde il Regno delle Due Sicilie e nel 1860 a seguito della
spedizione dei Mille e raggiunta l’Unità d’Italia, l’arcipelago con la Sicilia e
Napoli entrarono a far parte del Regno d’Italia. Ma il governo se ne scordò fino
al 1872 quando vi impiantò una colonia penale di condannati. Nel Giugno del 1878 Lampedusa insieme a Linosa, diviene
unico Comune. In questi anni sembra avere una forte spinta il commercio grazie
alla scoperta di banchi di spugne che richiamano commercianti da altri paesi del
Mediterraneo; attività che per altro va ad aggiungersi a quella già fiorente
della pesca del pesce azzurro. Nel 1911 Lampedusa - fino ad allora assolutamente
selvaggia, lontana e solitaria - viene collegata con la terraferma mediante cavo
telegrafico. Durante la seconda guerra mondiale l’Isola di Lampedusa si trasforma in
roccaforte militare ed è piena di postazioni fisse (tutt’ora esistenti) e mobili
di artiglieria leggera e contraerea. Per questo motivo il territorio subisce
pesanti bombardamenti. L’attaccamento degli abitanti a questa lingua di terra fu
evidente proprio in quel particolare momento sfavorevole. Più volte, infatti, il
Governo Italiano invitò i lampedusani ad abbandonare l’isola di Lampedusa, ma questi
nonostante i disagi, preferirono restare nelle loro case, fuggendo velocemente
nelle numerose grotte ad ogni suono di sirena. Subito dopo la seconda guerra mondiale e precisamente nel
1951 sull’Isola arriva l’elettricità, il telefono arriverà nel 1963. Nel 1968 viene costruito l’aeroporto civile. Lo stesso anno
Lampedusa ospita una base Loran degli
USA…poco passa che nel 1986 il 15 aprile l’Isola viene attaccata da due missili
(per fortuna finiti in mare a pochi metri dalla costa) di Gheddafi. Queste sono le date più significative che hanno fatto la
storia di Lampedusa.
I dammusi
Questa
abitazione specifica dell'isola di Lampedusa e
Pantelleria pare tragga le sue origini
nell'antichità, durante il periodo fenicio ed è
stata man mano modificata fino ai giorni nostri. I
primi esemplari erano costruzioni fatte con pietre,
pietra locale, a secco e di forma quadrata e di
piccole dimensioni. In epoca Romana il tetto, fino
ad allora piano, venne trasformato a cupola.
Le sue origini sono
incerte, ma la tesi prevalente è che il dammuso
derivi dai modelli architettonici delle coste
berbere e, che si sia affermato per le sue
specifiche modalità di costruzione che lo rendono
adatto alle condizioni ambientali e climatiche del
bacino meridionale del Mediterraneo
Questa trasformazione è
serviva ad alimentare le cisterne per la raccolta
dell'acqua. La forma a cupola, oltre a rendere il
tetto più sicuro consentiva di canalizzare la
pioggia dentro le cisterne e quindi di creare
riserve d'acqua da usare durante la lunga e secca
estate. A tal fine la superficie del tetto veniva
trattata a calce garantendo oltre
l'impermeabilizzazione anche l'isolamento termico.
Il
Dammuso Lampedusano
si diffuse come manufatto al servizio delle attività
agricole nella seconda metà del XIX secolo dopo la
colonizzazione dell'isola da parte di Ferdinando II
di Borbone.
Casa Teresa,
primo fra i dammusi, costruito intorno al
1870 risulta tra i più rilevanti ed articolati
dell'isola per dimensione e tipologia, costituendo
una notevole testimonianza di integrazione con il
paesaggio circostante.Durante
i primi decenni del novecento, il dammuso
diventava la casa "di campagna" delle famiglie
Lampedusane, che vivevano principalmente di
agricoltura e pesca.
I dammusi sono
strutture stabili e godono di un'eccezionale tenuta
termica grazie all'architettura e alle tecniche di
costruzione che sono state tramandate di padre in
figlio fino ai giorni nostri. I dammusi,
hanno forma cubica, muri realizzati in pietra a
faccia vista sbozzata a mano, o più di recente, in
muratura rivestita d’ intonaco a squama di pesce,
che, con la sua superficie ondulata, aumenta e
favorisce la dispersione termica. Completano la
struttura architettonica esterna del dammuso
le porte e le finestre di piccole dimensioni anch’
esse ad evitare che il caldo penetri facilmente all’
interno. All’ interno del dammuso le
rifiniture sono essenziali, pavimenti di pietra o
più di recente di mattonelle fatte a mano una per
una, intonaci di malta strollata, arredamenti in
legno massello, semplici ma funzionali, realizzati
da artigiani del luogo. Soluzioni tutte dettate
dall’ oggettiva difficoltà di reperire i materiali
idonei sul posto.
La
presenza dei dammusi l'architettura rurale è
testimoniata dai muretti a secco (anche questi di
eredità araba) che in modo suggestivo, a scalinata,
delineano i pendii dei vulcani e dai tipici giardini
di agrumi protetti da una particolare costruzione
circolare in pietra, che si trova generalmente
presso i dammusi dotati di annessi agricoli.
La
Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di
Agrigento,
ultimati i lavori di restauro del
Dammuso Grande di Casa Teresa,
inaugurerà il nuovo spazio museale con una mostra
documentaria dedicata al
dammuso lampedusano,
al recupero e alla fruizione delle aree
archeologiche e alle emergenze paesaggistiche
dell'isola.
Con questa iniziativa la
Soprintendenza di Agrigento restituisce alla
fruizione un sito di notevole interesse monumentale
ed antropologico, facendone un luogo di storia ed
identità culturale che darà impulso alla conoscenza
e alla piena valorizzazione delle risorse
dell'isola..
Notizie Storiche e Tecniche del
dammuso
L'etimologia del nome
dammuso
si fa risalire al latino
''domus''
e al corrispondente arabo
''dammus''
o al termine
''mdamnes''
che significa costruire a volta. Le sue origini sono
incerte, ma la tesi prevalente è che il dammuso
derivi dai modelli architettonici delle coste
berbere e, che si sia affermato per le sue
specifiche modalità di costruzione che lo rendono
adatto alle condizioni del bacino meridionale del
Mediterraneo. Infatti, il tradizionale sistema di
costruzione del dammuso prevede l'impiego di due
filari in pietra, la creazione di una camera d'aria
e la particolare copertura a cupola del dammuso,
permettono l'isolamento termico e
l'approvvigionamento di acqua piovana, e ne fanno un
precursore dei nuovi esempi di architettura
sostenibile.
Il
Dammuso Lampedusano
si diffuse come manufatto al servizio delle attività
agricole nella seconda metà del XIX secolo dopo la
colonizzazione dell'isola da parte di Ferdinando II
di Borbone.
Casa Teresa,
primo fra i dammusi, costruito intorno al 1870
risulta tra i più rilevanti ed articolati dell'isola
per dimensione e tipologia, costituendo una notevole
testimonianza di integrazione con il paesaggio
circostante.
Anche nel
dammuso grande di Casa Teresa
sono presenti gli spazi architettonici tipici di
tale costruzione rurale. Esso si articola in una
serie di ambienti (kammara,
makasenu,
pagghiarola,
cucina
e
furnu)
tra di loro non collegati internamente e
disimpegnati all'esterno dal
passiaturi coperto
dalla tradizionale
pinnata,
a cui si aggiungono gli altri spazi produttivi (stadda,
jardinu,
parmentu,
aria
e
mannara)
COSA E' IL
DAMMUSO'
la tipica abitazione rustica di Lampedusa, al tempo
stesso il simbolo architettonico dell'isola e la sua
tradizione da abitare. Durante i primi decenni del
novecento, il dammuso diventava la casa "di
campagna" estiva delle famiglie Lampedusane, Dal
punto di vista architettonico, il dammuso risale al
periodo di dominazione araba (X secolo); deriva dal
termine arabo "damus", cioè edificio a volta.
dell'uomo e le risorse della natura. I dammusi sono
strutture stabili e godono di un'eccezionale tenuta
termica grazie all'architettura e alle tecniche di
costruzione che sono state tramandate fino ai
"mastri" dei giorni nostri. Il tetto (a cupola) I
dammusi hanno forma cubica, mura possenti (fino a mt.1,60
di spessore) realizzate in pietra lavica, tagliata a
mano e riempiti da pietre più piccole, in modo che
all'interno del muro si formi un circolo d'aria che
rende la casa fresca d'estate e asciutta d'inverno.
Completano la graziosa struttura architettonica sia
le aperture ad arco, sia le finestre di piccole
dimensioni. Il tetto a cupola è fatto di pietra e di
uno strato di terra ricoperto di calce e tufo che lo
rende impermeabile ma fa traspirare l'umidità. Il
tetto svolge
una doppia funzione. All'interno, la
parte convessa della cupola è utile per concentrare
il calore nella parte alta della casa mantenendo
così ambienti freschi anche quando le temperature
esterne sono alte. All'esterno, questi tetti, con le
loro rotondità, curve e pendenze, rappresentano una
soluzione geniale per la raccolta dell'acqua piovana
che viene canalizzata verso la cisterna sotterranea
di cui ogni dammuso è, in genere, dotato. Quando
l'acqua piovana si esaurisce, la cisterna viene
riempita con l'acqua.
Architettura abitativa e rurale:
quella abitativa è segnata dalla presenza dei
dammusi; l'architettura rurale è testimoniata dai
muretti a secco che delineano i tipici giardini di
agrumi protetti che si trova generalmente presso i
dammusi dotati di annessi agricoli.
I dammusi con
scrupolosa razionalità costruttiva, non priva in
difficoltà e con l’equilibrio, apparentemente
labile, che una simile struttura custodisce ci
permette di apprezzare opere come gli ermetici
nuraghes sardi, e le pajare salentine.
Non è casuale il sorgere dei dammusi là dove l’area
risulta aspra e sassosa. Reperire il materiale da
costruzione direttamente dai banchi rocciosi ipogei,
converte, infatti, la pratica faticosa ma necessaria
dello spietramento.
La cucina siciliana
La
cucina siciliana: ha influenze storiche diverse.
Prima fra tutte l'influenza araba intorno all'anno
mille. Sono gli Arabi ad importare e far conoscere
la maggior parte delle spezie come lo zafferano, la
cannella, lo zucchero raffinato, il sesamo..... Sono
gli Arabi a far conoscere il dolcissimo torrone di
miele e mandole o sesamo, il sorbetto gelato fatto
con la neve dell' Etna da cui i pasticceri Siciliani
derivarono gli odierni Gelati e la Granita
Siciliana, il CousCous in origine fatto col montone
ed in Sicilia fatto con la variante del pesce. Si
sono susseguite poi influenze Normanne e Sveve
riscontrabili sopratutto nell' arte del
"rosticciere" e nell' uso nordico di stoccafisso e
baccalà. Infine nell' epoca Spagnola e dei Vicerè
fanno la comparsa le patate ed il pomodoro venuti
dalle Americhe (del pomodoro però purtroppo alcuni
abusano, sino a fargli coprire il sapore ed il
profumo degli alimenti e delle spezie), il
finocchietto selvatico venuto dalle Canarie, le
melanzane (ortaggio principe nella cucina Siciliana)
e fra i dolci il cioccolato ed il pan di Spagna.
La cucina tradizionale
Premesso che la vera
cucina Siciliana è sopratutto amore e rispetto per
le persone, così con amore e fantasia s'inventa una
cucina che trae dall' essenzialità, dalla
semplicità, dalla genuinità degli ingredienti e dal
sole la sua unica straordinarietà. Una buona
cucina non può prescindere da un' accurata scelta
degli alimenti che è bene scegliere tra i prodotti
locali (a chilometro zero) e nella giusta stagione
di produzione e pesca, a garanzia della freschezza,
genuinità e sapidità degli alimenti, anche a costo,
di affrontare costi un poco più elevati rispetto a
prodotti provenienti da coltivazioni intensive o da
mari lontani.
Qui di seguito
alcuni piatti proposti dal "Blu
E
Green".
Nell' esecuzione di
queste ricette viene usato. Pesce appena pescato
dai marinai del luogo nelle acque di Lampedusa.
Olive in salamoia ed Olio extravergine
d'oliva torchiato a freddo di produzione
propria, provenienti da un oliveto di ns. proprietà
posto alle pendici dell' Etna dove si usa solo
concime naturale. Ceci di Castel di Judica
coltivati in una piccola zona del Catanese dove
questa coultivar particolare non bisogna di
trattamenti chimici e dà ceci di dimensione molto
piccole, ma teneri al tal punto che, basta metterli
a bagno solo qualche ora prima di cucinarli.
Lenticchie di Linosa, questa coultivar
particolare è tipica dell' isola di Linosa e viene
tramandata da padre in figlio al riparo da
contaminazioni esterne, non ha bisogno di
trattamenti chimici, dà un prodotto di dimensione
molto piccole e non ha assolutamente bisogno di
essere messa a bagno prima di cucinarla. Capperi,
prodotti a Lampedusa o a Linosa. Finocchietto
selvatico. Peperoncino. Basilico, Prezzemolo,
Sedano, Melanzane, Pomodori, Sparaceddi (pianta
simile ai broccoletti con infiorescenze più piccole
dal sapore più intenso), Zucchine, Tenerumi
(le cime tenere della pianta delle zucchine
rampicanti). coltivati sull' isola di Lampedusa
usando concime naturale di pecora maturato insieme
alle alghe che le mareggiate invernali depositano
sull' isola. Ricotta alata e Pecorino Siciliano,fatti
con latte di pecore allevate allo stato brado sui
pascoli naturali alle falde dell' Etna e prodotti in
tini di rame stagnato riscaldati con fuoco a legna.
Bottarga di ricciola. Prodotta a Lampedusa
con pesce pescato nelle acque intorno all' isola,
essa viene fatta con le uova del pesce salate ed
essiccate.
Primi piatti
Alcuni piatti
possono sembrare molto semplici, persino banali ma
la loro bontà è dovuta alla pignoleria con cui
vengono scelti e dosati i vari alimenti che
compongono la ricetta. Noterete sicuramente che non
sono stati specificati i quantitativi dei vari
componenti, ciò perchè a secondo delle materie prime
disponibili al momento della costruzione del piatto
il rapporto tra un elemento e l' altro può variare,
tenendo conto della più o meno sapidità di ogni
alimento, per lo stesso motivo non sono state
menzionante spezie come il cumino, lo zafferano, la
noce moscata, la santoreggia..... che ognuno può
usare a proprio gusto.
CusCus di cernia e verdure. In
effetti il CusCus è un piatto unico in quanto
riunisce in unica portata il primo. il secondo ed il
contorno. é un piatto di origine araba (nella
versione di carne), importato in Sicilia nell' anno
mille. Ma sicuramente il cuscus Trapanese e quello
Lampedusano a base di pesce è cosa diversa da quello
arabo.
La preparazione della semola è cosa lunga e
richiede una particolare manualità. Bisogna
"incocciare" la semola a poco a poco, con le dita
bagnate in acqua, imprimendo alla mano un movimento
rotatorio fino a formare minutissime palline del
diametro di una testa di spillo (sconsigliabile l'
uso di semola precotta. c'è la stessa differenza che
vi è tra un piatto di spaghetti al dente ed uno
scotto). Quando tutta la semola è stata rigirata, la
si lascia riposare su un canovaccio per alcune ore.
Nel frattempo si appassiscono in abbondate olio
bollente, peperoni, melanzane e zucchine. Si mettono
in forno per circa mezz'ora, i tranci di cernia
condita con olio extra vergine d' oliva, aglio,
capperi lampedusani, olive, pomodori pachino, un
poco di peperoncino ed origano. Dopo di ciò, in una
pentola di terracotta si prepara un brodo con la
testa della cernia e con piccoli pesci da zuppa tipo
tracine, scorfani e perchie..... Con anche patate,
peperoni, melanzane, zucchine, sedano e carote. A
cottura avvenuta, si recuperano le patate e le
carote, si filtra il resto, conservando il brodo di
cottura. La semola verrà quindi cotta a vapore nella
couscussiera, (una particolare doppia pentola), poi
messa nella "Mafaradda" (una particolare bacinella
di terracotta) ed irrorata con parte del brodo caldo
precedentemente fatto. La si copre con un coperchio
ed un telo. La si lascia riposare per mezz'ora.
Quindi il tutto si serve in tavola con portate
separate: la semola guarnita con le patate e le
carote, i tranci di cernia al forno, le verdure, il
brodo per eventualmente ammorbidire la semola e l'
olio di peperoncino se piace il piccante. Così
ognuno sceglie liberamente dai piatti di portata e
può comporre il suo piatto, secondo i propri gusti.
Pasta con le lenticchine di Linosa. Per
questo piatto vengono usate le lenticchie di Linosa.
Olio extravergine d' oliva. Sparaceddi. Patate.
Sedano. Carote.
Le "lenticchine di Linosa" non hanno bisogno di
essere messa a bagno prima di cuocerla, per cui si
mettono in pentola insieme ad un trito grossolano di
"sparaceddi" patate a tocchetti , carote, sedano e
pochissimo peperoncino. a metà cottura si aggiunge
pasta corta (tipo conchiglie o ditalini) A fine
cottura si aggiunge olio extravergine d' oliva e si
serve.
Pasta con i "tenerumi" Per
questo piatto vengono usate: Tenerumi di zucchina
rampicante. Parmigiano. Olio extravergine d' oliva.
Cuocere i tenerumi in acqua poco salata. A cottura
ultimata li si separa dal brodo e si tritano
grossolanamente con il coltello. Si cuoce la pasta
(pasta corta tipo penne o caserecce) in poco brodo
di cottura aggiungendolo man mano fino a fine
cottura, si aggiungono i tenerumi, il Parmigiano
grattugiato, si rimesta amalgamando il tutto, si
aggiunge olio extravergine d' oliva a crudo e si
serve.
Pasta col pesce di Paranza alla siciliana.
Per questo piatto vengono usate. La testa della
cernia e pesci di paranza di media grandezza tipo
tracine, scorfani, pagelli, saraghi, perchie..... in
base a ciò che si pesca in quel periodo.
Pecorino Siciliano. Patate. Peperoni. Melanzane.
Zucchine. Sedano. Carote. Pecorino pepato Siciliano.
Olio extravergine d' oliva.
In una pentola di terracotta si prepara un brodo con
la testa della cernia, con i pesci da zuppa, le
patate, peperoni, melanzane, zucchini, sedano,
pochissimo peperoncino e carote. A mezza cottura si
recuperano la testa della cernia e gli altri pesci
si deliscano e si mette da parte la polpa del pesce,
le lische continueranno a cuocere nel brodo, si
filtra conservando il brodo di cottura. Si cuoce la
pasta (pasta corta tipo conchiglie o spaghetti
spezzati) in poco brodo, aggiungendolo man mano
perchè il piatto deve venire morbido e non liquido.
A fine cottura aggiungere la polpa di pesce e (se
volete rispettare la tradizione) una manciata di
pecorino pepato siciliano e servire.
Pasta con le triglie alla Lampedusana.
In verità la pasta alla lampedusana deriva dalla
pasta con le sarde palermitana, nata a Lampedusa a
causa scarsità di cattura di sarde nel mare
circostante l' isola, la prima però è sicuramente
più delicata e profumata della seconda. Per questo
piatto vengono usate: Triglie. Finocchietto
selvatico. Olio extravergine d' oliva. Pomodoro,
Bisogna pulire, squamare filettare e sbollentare le
triglie. Pulire e tritare finemente con il coltello
il finocchietto selvatico, l' aglio ed il
peperoncino. In una terrina rosolare l' aglio, il
pomodoro, il finocchietto, i capperi, i pinoli, l'
uva passa e alla fine aggiungere le triglie
precedentemente sbollentate. Cuocere in abbondante
acqua i maccheroni o le penne, scolare, rimettere
sul fuoco, aggiungere il sugo di triglie, olio extra
vergine d' oliva e servire.
Pasta con le uova di pesce. Per
questo piatto vengono usate: Uova fresche di
ricciola, cernia, triglie, saraghi, dentici,
calamari...... in base a ciò che si pesca in quel
periodo. Olio extra vergine d' oliva. Basilico.
E' un piatto dal sapore molto delicato. Bisogna ben
lavare le uova di pesce e farle bollire in acqua
abbastanza salata e poi tritare finemente, In una
terrina rosolare l' aglio, il pomodoro, il
prezzemolo, poco peperoncino e alla fine aggiungere
le uova di pesce. Cuocere in abbondante acqua gli
spaghetti o le farfalle, si scolano, si rimette sul
foco, si rimesta amalgamando il tutto, si aggiunge
olio extravergine d' oliva a crudo e abbondante
basilico e si serve.
Pasta alla norma. Piatto
di origine Catanese, venne dedicato al musicista
Massimo Bellini nativo di Catania, che pare ne fosse
ghiotto. Per questo piatto vengono usate: Ricotta
salata. Basilico. Melanzane. Pomodori. Aglio.
Cipolla: Olio extravergine d' oliva.
Preparare una salsa densa con pomodori ben maturi
di cui una parte a pezzettoni, aglio e cipolla
imbionditi in poco olio d' oliva extravergine e a
fine cottura basilico ed un atro poco d' olio
extravergine d' oliva a crudo. Friggere le melanzane
tagliate a cubetti in abbondante olio d' arachidi ed
oliva extravergine e sgocciolarle su di un foglio di
carta-paglia. Cuocere in abbondante acqua gli
spaghetti, scolare, adagiare sul piatto di portata,
aggiungere la salsa di pomodoro, le melanzane fritte
ed abbondante ricotta salata grattugiata fresca con
una grattugia a buchi larghi precedentemente
riscaldata e servire.
Pasta con i "Sparaceddi". Per
questo piatto vengono usati: Sparaceddi. Formaggio
pecorino pepato siciliano. Olio extra vergine d'
oliva.
Cuocere i "sparaceddi" in acqua poco salata. A
cottura ultimata li si separa dal brodo e si tritano
grossolanamente con il coltello. Si cuoce la pasta
(pasta corta tipo farfalle o casereccie) in poco
brodo di cottura aggiungendolo man mano fino a fine
cottura, si rimettono sul fuoco, si aggiungono i "sparaceddi",
il pecorino pepato siciliano, si rimesta amalgamando
il tutto, si aggiunge olio extravergine d' oliva a
crudo e si serve.
Pasta con pescespada e zucchine. Per
questo piatto vengono usati: Pesce spada. Zucchine.
Basilico. Olio extra vergine d' oliva.
Sbollentare pescespada a piccoli pezzi.In una
terrina rosolare velocemente in olio extravergine d'
oliva, cipolla, zucchine, mentuccia e pescespada.
Cuocere in abbondante acqua penne o maccheroni,
rimettere sul fuoco, aggiungere il composto già
fatto, rimestare amalgamando il tutto, aggiungere
olio extravergine d' oliva a crudo, abbondante
basilico e servire.
Pasta con la bottarga.
Per questo piatto vengono usati: Bottarga di
ricciola. Scorza d' arancia. Scorza di limone Succo
d' arancia. Succo di limone. Olio extra vergine d'
oliva. Acciughe salate. Capperi. Basilico.
Pangrattato. finocchietto selvatico
In una terrina rosolare velocemente in olio
extravergine d' oliva un trito fatto con aglio,
pomodoro pachino, prezzemolo, poco peperoncino,
acciughe salate, scorza di limone, scorza d'
arancia, capperi, finocchietto selvatico, aggiungere
succo di limone e d' arancia e sfumare. Cuocere in
abbondante acqua gli spaghetti, rimettere sul fuoco,
aggiungere la salsa già fatta, rimestare
amalgamando il tutto, aggiunge olio extravergine d'
oliva a crudo, bottarga di riccila grattugiata,
pangrattato leggermente tostato, basilico a foglia
piccola e servire.
Pasta con gamberi e ceci.
Per questo piatto vengono usati: Ceci di Castel di
Judica, Gambero rosa di paranza.
Pasta con il nero di seppia.
La cucina siciliana insieme a quella veneta hanno
la predilizione per il nero delle seppie, anche se
in effetti le ricette sono alquanto diverse. Per
questo piatto vengono usati. Nero di seppia. Seppie.
Pomodoro. Estratto di Pomodoro. Olio extra vergine
d' oliva. Cipolla. Pecorino pepato siciliano.
Fare appassire la cipolla in olio d' oliva
extravergine, unire le seppie tagliate a piccoli
pezzi, aggiungere pomodori ben maturi di cui una
parte a pezzettoni, aggiungere anche l' estratto di
pomodoro, quando la salsa si restringe prima di
spegnere unire le vescichette di nero di seppia e
(se volete rispettare la tradizione) una manciata di
pecorino pepato siciliano. Cuocere in abbondante
acqua gli spaghetti o meglio i Bucatini, scolare,
adagiare sul piatto di portata, aggiungere la
salsa col nero e servire.
Secondi
piatti.
Grigliata & Fritture di pesce.
Grigliare il pesce è veramente un arte, la
carbonella è pronta quando comincia a coprirsi della
sua cenere per evitare il rischio di bruciare il
pesce all' esterno lasciandolo crudo all' interno.
Durante la cottura bisogna di tanto in tanto
spennellare il pesce con un ramoscello d' origano
intinto in salsa di "salamarigghiu" (si prepara
miscelando, 1/2 bicchiere d' acqua calda, il succo
di due limoni, prezzemolo tritato, aglio
schiacciato, un cucchiaio d' origano, un bicchiere
d' olio extravergine d' oliva e peperoncino) la
stessa salsa servirà anche per condire il pesce.
Per ottenere una buona Frittura di
pesce, sana, asciutta e non unta d' olio è
necessario usare olio che abbia una grande
resistenza alle alte temperature, l' ideale è usare
una miscela di olio di arachidi e olio d' oliva
extravergine, usare una sola volta l' olio, friggere
il pesce ben infarinato (con farina di grano duro)
quando l' olio è bollente, senza farlo mai arrivare
"a punto di fumo" e a cottura ultimata, adagiare il
pesce sulla carta-paglia per far asciugare l'
eventuale olio di frittura in eccesso.
Ricciola al pesto Siciliano.
Preparare una panatura composta da: pangrattato,
salsa di pomodoro, olio extravergine d' oliva, aglio
,capperi e prezzemolo tritati. Impanare da ambo i
lati le fette di ricciola private della pelle, delle
lische, e se volete delle parti nere (la buzzonaglia
che ha sapore forte e non a tutti è gradita)
adagiarle in una teglia di terracotta ed infornare
per mezz' ora.
Gamberi al cognac.
Mettere in una padella a bordo alto i gamberi ben
lavati e sgocciolati facendoli cuocere nella loro
acqua, girandoli continuamente badando di non farli
attaccare a tre quarti di cottura sfumare con il
cognac.
Pesce spada all'acqua di mare. Il
pesce spada deve essere freschissimo, appena pescato
e ben lavato in acqua di mare pulitissima. Mettere
in una padella a bordo alto il pescespada senza olio
in modo da fargli buttare la sua acqua (da qui il
nome all' acqua di mare) farlo asciugare
rigirandolo, aggiungere molto limone spremuto,
insieme ad un trito di mentuccia, prezzemolo, aglio,
peperoncino, origano e a fine cottura aggiunge olio
extravergine d' oliva.
Pescatrice a Ghiotta.
Pulire, spellare, e tagliare a tronchetti il pesce.
In
una padella a bordo alto rosolare velocemente in
olio extravergine d' oliva un trito fatto con
cipolla, aglio, poco pomodoro pachino e capperi,
aggiungere le patate tagliate a tronchetti,
rimestare ed eventualmente aggiungere poca acqua. A
metà cottura aggiungere origano, olive snocciolate,
prezzemolo, peperoncino, il pesce, vino bianco
coprire e rimestare fina a cottura ultimata.
Pesce al cartoccio. Per
il cartoccio, si possono usare pesci di dimensione
medie come dentici, saraghi, ricciolette, lampughe....
Squamare e pulire il pesce facendo attenzione a
togliere ogni traccia di sangue dalle spine della
pancia. Adagiare il pesce nella carta stagnola,
riempire la pancia con un poco d' aglio. mentuccia,
e prezzemolo. Condire il pesce con sale, aglio,
prezzemolo, peperoncino, e qualche fetta di limone.
Chiudere il cartoccio ed infornare per circa 30
minuti.
Cernia alla lampedusana. Si
mettono in forno per circa mezz'ora, i tranci di
cernia privati della pelle e delle lische condita
con olio extra vergine d' oliva, aglio, capperi
lampedusani, olive, pomodori pachino, un poco di
peperoncino ed origano.
Dentice all' arancia. Si
mettono in forno per circa mezz'ora in una teglia di
terracotta, i dentici ben puliti e squamati facendo
attenzione a togliere ogni traccia di sangue dalle
spine della pancia. Coprire i pesci con fette d'
arancia bionda. Condire con olio extra vergine d'
oliva, cipolla, capperi lampedusani, un poco di
peperoncino, succo d' arancia, poco limone ed
origano.
Seppie in umido con piselli
"Sicci cà nnocca" Sbollentare e scolare le seppie.
In una padella a bordo alto rosolare velocemente in
olio extravergine d' oliva un trito fatto con
cipolla e prezzemolo. Aggiungere le seppie e a metà
cottura i piselli. Sfumare con vino bianco.
Gronco con le fave fresche. In una terrina
rosolare velocemente in olio extravergine d' oliva
cipolla, poco pomodoro pachino e mentuccia.
Aggiungere il gronco ben pulito, facendo attenzione
a togliere ogni traccia di sangue dalle spine della
pancia e tagliato a piccoli tranci. Aggiungere anche
le fave fresche, poca acqua e cuocere con il
coperchio. A fine cottura sfumare con passito di
Pantelleria.
Tonno con la cipollata. Affettare
la cipolla, rosolarla, aggiungere vino bianco
facendola ammorbidire. Aggiungere le fette di tonno
private della pelle, delle lische, e se volete delle
parti nere (la buzzonaglia che ha sapore forte e non
a tutti è gradita) rigirandole dai due lati,
aggiungere quindi il sale, poco peperoncino e tocco
finale una spruzzata d' aceto.