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Lampedusa
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Rapporto del viaggio scientifico
eseguito nelle isole di
Lampedusa e Linosa
dal professor PIETRO CALCARA
PALERMO
STAMPERIA DI RAFFAELE PAGANO
RUA FORMAGGI NUM.9
1846
LA STORIA DI
Lampedusa
Lampedusa, la più grande delle isole pelagie fu riguardata dagli andati popoli
della Sicilia
l'attuale Lampedusa, la di cui etimologia siccome ci riferisce il Fazzello e
Nobili, proviene dagli spessi lampi e baleni che ivi si osservano; Scillace la
disse Lampadusa, per i fuochi d'avviso che un tempo colà ergevano sopra alcune
torri onde avvertire di notte i naviganti a tenersi lontani dagli acuti scogli
che la circondano, e per i quali taluni altri l'appellarono Lepadusa, e secondo
ci riferisce il Massa da un nome greco di una specie di pesce che ivi si pesca
in abbondanza. Lapadusa, la chiamò Ataneo, Lopadusa il Bocharto, Grentemesuil,
Cellario, Plinio, Strabone, Tolomeo e Velterrano. Lampidosa la disse il
Mercatore, Lampedosa altra volta il Cellario, Lopadosa il Nicolosi, e finalmente
fu titolata Lampedusa, dal geografo Nubiese.
Tutti
questi nomi differenti di Lampedusa, che ho riportato a mio avviso possonsi
considerare come semplice variazione ortografica e non già come il risultato di
alcuna diversa etimologia. La maggior parte degli autori qui sopra citati ai
quali aggiungner puossi il Cluverio riputavano per Africana Lampedusa, ma poi in
seguito dal Leanti, Amico, Bourugny e. con più ragione Lampedusa, fu annoverata
siccome terra adiacente alla Sicilia.
Che
florida sia stata un tempo la popolazione di Lampedusa, lo dimostrano a chiaro
gli antichi monumenti che colà di frequente ritrovansi precisamente secondo
l'opinione di Golzio o di Torremuzza la moneta dinotante da un lato l'effige di
Giove coronato d'alloro o sul rovescio un pesce Sebbene una tal moneta dai
prestantissimi cultori di antiquaria sia riguardata come straniera all'isola di
Lampedusa, pure quelle colà rinvenute in vari tempi rinvenute, fuor di dubbio ci
attestano che Lampedusa, fu abitata da greche, romane, puniche ed arabiche
colonie: anfore lucerne sottocoppe di rame lagrimatori d'argilla e di vetro,
cripte sepolcrali, grotte ridotte a commode abitazioni, cisterne, pozzi, avanzi
di fabbriche con pareti formate di pietrucce di forma romboedrica impiallacciate
a modo di musaico, ci offrono delle irrefregabili prove che Lampedusa, venne
abitata da quei popoli. Impertanto giova riflettere che le colonie di allora
dovevano essere bastantemente numerose poichè seguivano il medesimo progresso
di popolazione con le città principali di Sicilia di quei tempi fiorenti e
cospicue.
Riesce
probabile il supporre che nell'epoca segnalata dall'impero romano Lampedusa,
contener doveva numerosa popolazione, perchè appunto in quei tempi le flotte
navali che da Roma trasferivansi a Cartagena, città formidabile che ergevasi ove
oggi trovasi edificata Tunisi, dovevano per la lunghezza del viaggio allo spesso
periglioso, fermarsi in tale isola ove per la sicurtà del porto poteano eseguire
le solite stazioni e così dopo il riposo aggredir meglio ed in maggior numero le
terre nemiche collocate nel sito il più prossimo a prossimo a Lampedusa. La
storia ci narra che verso l'anno 813 fu Lampedusa, occupata dai Saraceni, che
poscia ne furono discacciati dal greco Gregorio Tellesiarca.
A
Lampedusa, in altri tempi, dal famoso Carlo Magno battuti, riportandone esso nel
primo impeto di sanguinoso attacco la perdita di sette navi, ma con maggior ilena ritornando alla pugna otteneva segnalata vittoria, per il che, il
Pontefice Leone Romano rilasciò all'imperatore una lettera di grazia. Nel 1436
il magnanimo Alfonso concesse con tutti i poteri baronali a Giovanni de Caro di
Montechiaro la disabitata isola di Lampedusa, da cui passò per dritto ereditario
all'attuale famiglia Tommasi che ne conserva sino al di d'oggi il titolo di
principe di Lampedusa.
Lampedusa, come isola deserta, ce la descrive nel suo Orlando furioso, l'Ariosto
dopo la mettà del secolo XV, e per tale descrizione, rendesi di rinomanza presso
i poeti italiani, essa a finzione del Ferrarese cantore servì di ricovero al re
Agramante, ove poscia ebbe luogo la famosa tenzone dei 3 saraceni con
altrettanti guerrieri cristiani, e sono pieni di vivacissima invenzione poetica
quei versi da esso in seguito dettati, tendenti a confutare l' opinione di
Fulgoso relative a tale assunto.
Avvenimenti straordinari notansi ancora nella storia di Lampedusa, degni di
qualche ricordanza, imperocchè ivi miseramente in parte vi naufragò la flotta di
quindici galere pertinenti all'imperatore Carlo V, sotto il comando di Antonio
Doria ai 4 luglio del 1551 quando da Messina recavasi a Mahdia per trasportare
vettovaglie al presidio: fu nella notte di quel di' che levandosi una
straordinaria tempesta il vento spinse le galere verso Lampedusa e precisamente
sulla costa inaccesibile e di acuti scogli difesa, otto legni urtandosi
s'infransero e più di 1000 uomini restarono preda dell'onde, cho se lo splendore
dei fulmini e dei baleni che accompagnavano dirotta pioggia non avesse mostrato
alle galere compagne il miserando spettacolo, tutta quella armata sarebbe stata
vittima del naufragio.
Dopo
che il greco Tellesiarca discacciò come di sopra si e' detto i saraceni,
Lampedusa doveva mantenere alcuni abitanti che reiterate volte furono
saccheggiati dai potentissimi corsari Barbarossa, Dragut, Ulachiale, i quali
certamente si dovevano prescegliere per loro dimora l'isola di Lampedusa, onde
con più aggio eseguire le incursioni in Malta, Pantelleria e Licata.
Dalle
iscrizioni cho trovansi in vari siti di Lampedusa, siamo accertati che dessa fu
in diversi tempi dei secoli passati abitata: una iscrizione rinvenuta dal
commendatore Abela nel 1610 scritta in carattere gotico con idioma latino e
siciliano corrotto ci spiega che Bartolomeo di Marsala fu il fondatore del
castello di Lampedusa, ed oltre a ciò il medesimo autore ci narra di avere
osservato ai lati d'una tal lapide due scudi a basso rilievo che mostrano nel
campo cinque monti e nell'orlo erano tutti dentati designando essi lo stemma del
capitano fondatore del Castello. Altre lapidi tutt'ora esistono a Lampedusa,
nella Cala del porto ed alla Madonna e sono picciole e di marmo bigio siciliano
e su di esse leggesi: "Qui trovasi un cadavere morto di peste in giugno 1784 "
il Gussone e d'opinione che gli appestati colà sepolti vi furono deposti dalle
galere Maltesi, e Colucci ci riferisce nel suo rapporto che in quell'epoca
trovandosi in Malta bastimenti appestati furono dall'ordine di san Giovanni
spediti in Lampedusa, a consumar la contumacia ove appunto molti di tal morbo
perirono.
Queste
riflessioni però vengono combattute da argomenti di fatto i quali mostrano che
Lampedusa, nel 1783 contener doveva bastante popolazione afflitta da peste
pervenutale dalla vicina Libia, poichè in quest'epoca il governo di Sicilia
spedivagli con 2 legni leggieri di guerra il rinomato medico Antonio Corsi
Trapanese, e da carte autentiche rileviamo che il Corsi si adoperò ad estinguere
il morbo nella isola di Lampedusa, e prescritte le istruzioni in caso questo
ripullulasse ritornò a Palermo nel 1784 ottenendo dal governo guiderdoni ed
onori, per il che fu incaricato il commissario generale Antonio Gagliardi di
fargli presente la sovrana approvazione siccome appare dal decreto dei 22
ottobre 1784.
Convien
con qualche dubbio manifestare le due notizie riportate dal signor Smith che ai
tempi di Napoleone gli americani pretesero Lampedusa, e che nelle coste di tale
isola naufragandosi un bastimento restarono in vita lo due signore palermitane
Rosina e Clelia le quali si unirono in matrimonio con Guido e Sinibaldi che colà
ritrovarono; ed altresì sappiamo dalla storia che a Lampedusa, nel 1760 un prete
e 6 individui francesi ottennero un Firmano della porta ottomana per mezzo del
Bali di Boccaye residente a Malta onde potersi stabilire in Lampedusa, e poco
dopo si accrebbe la popolazione sino a 40 persone; nel 1791 in Lampedusa, vi
dimorarono altri 6 individui maltesi per l'industria agricola e per la
pastorizia guarentiti dal ministro Francese residente a Malta; sappiamo ancora
che in altri tempi gli inglesi nell'occorrenza del trattato di Amies domandarono
l'isola di Lampedusa, come sito di stazione navale.
Ma
l'epoca certa della ripopolazione di Lampedusa, si fu appunto nel 1800,
allorquando vi stabilì una picciola colonia il Maltese Salvatore Gatt in seguito
di contratto enfiteutico stipolato col principe di Lampedusa, il 24 giugno di
quell'anno. Posteriormente Gatt succoncesse una parte dell'isola di Lampedusa
all'inglese Alessandro Fernandes il quale anch'esso vi stabilì una picciola
colonia di circa 400 persone, egli per affari particolari fallito nel 1813
abbandonò Lampedusa, rifuggiandosi in Gibilterra, ma un tale enfiteuta nel poco
tempo che colà fece dimora precisamente nel 1810 costruì quel muro che in due
parti divide l'isola di Lampedusa, per la larghezza e fondar volle uno
stabilimento agricolo che poi rimase pressochè incompleto per la mancanza dei
mezzi. Poco dopo gli eredi di Gatt che allora abitavano Lampedusa, ritornaronvi
in compagnia del loro parente Fortunato Frenda maltese, e protrassero la dimora
nell'isola di Lampedusa, sino all'attuale istallazione della colonia verificatasi
ai 22 settembre 1843.
Il
governo delle due Sicilie avendo acquistato definitivamente Lampedusa, vi spediva
due piroscafi con persone atte al possesso della stessa ed alla formazione della
colonia: a tal uopo ivi si recavano il comandante, il sindaco, il cancelliere,
il cappellano, il medico, gli urbani, le guardie sanitarie, la truppa e tant'
altra gente necessaria a secondare le ampie istruzioni prescritte dal governo, i
quali giunti colà rinvennero 24 maltesi alla testa dei quali vi era citato
Fortunato Frenrda: comunicategli le notizie del nuovo possesso dell'isola di
Lampedusa, dopo alquanti giorni buona parte di quegli individui divisarono
opportuno di emigrare e la famiglia di Frenda prescelse di lasciare l'isola di
Lampedusa e di recarsi in Sfax nella costa vicina dell' Africa.
E'
così abbiamo osservato che l'incipiente colonia di Lampedusa, regolata da sani
principi pochissimi anni si e' ita mano mano accrescendo, e mercè le
munificentissime cure del nostro Sovrano si va costruendo un elegante e ben
propozionato paesetto precisarnente nel piano in direzione del porto, un
appaltatore è obligato a mantenere le provvigioni necessarie per l'annona che
vende a norma del prezzo della tariffa mensile di Girgenti, e lo stesso
appaltatore ha l'obbligo di allestire la costruzione del paese di Lampedusa,
infra il termine ordinato dal governo.
Gli
attuali abitanti di Lampedusa, sono sparsi in gran numero nelle case fabbricate
dai maltesi cioè il Castello altrimenti detto la torre di Orlando modificato
dagli stessi e munito di una trinciera che serve per ricovero della truppa e di
varie persone; sei magazzini siti sotto il fianco sinistro del castello quelli
stessi fabbricati dal Gatt, ed or alquanto ristaurati servono al presente per lo
spaccio e conservazione dei generi commestibili, la polveriera del castello
ridotta a piccola chiesetta e la casina ambedue fabbricate dal Fernandes
servendo questa di abitazione a molti individui della nuova colonia.
A
Lampedusa, circa un miglio distante dal porto in direzione di ponente la
chiesetta della Madonna incavata sulla roccia con altra stanza attigua ed un
forno, di questa cappella molto si e detto poichè ridesta interessanti
rimembranze per il doppio culto dell'eremita che vi soggiornava alla fine del
decorso secolo, quando i nostri mari erano infesti da legni barbareschi; ed era
singolare che l'eremita suddetto si accomodava per i suoi privati interessi a
venerare la croce, o la mezzaluna secondo la diversa religione delle persone che
vi approdavano, da ciò il comune adagio in Sicilia il romito di Lampedusa, per
dinotare una persona di doppia fede.
A
lampedusa, la chiesetta della Madonna presenta tuttavia avanzi di gotici
capitelli edornati di scelto gusto ma infranti e caduti sul pavimento: nel 1812
tale cappella fu ristaurata da Gatt come rilevasi dall'indicata epoca sculta
sull'imposta dell'architrave. Trovansi inoltre nel lato presso la cappella gli
avanzi di un Morabito ove credesi da taluno che fosse seppellito Skeic turco, e
quasi ad un quarto del cammino dal vallone della Madonna evvi sulla sinistra
guardando il levante un mucchio di sassi e sopra di esso s'innalza una croce
intagliata a basso rilevo sul tufo calcareo, ciò che probabilmente ci indica che
sotto sì malconcio mausoleo giacesi il cadavere d'un cavaliere di Malta, o pure
siccome da altri si opina le ossa di taluno parente del Frenda. E qui in ultimo
conviene avvertire che altri edifici esistono nell'isola di Lampedusa e grotte e
granili, muraglie di pietre a secco che dividono le terre dissodate, tutte opere
lasciateci dal benemerito Gatt ed in parte dal Fernandes e Frenda, a queste
opere sono si aggiunte ai tempi della nuova colonia muraglie, caserme per la
custodia militare, magazzini, pozzi, la casa ove abita il Comandante, e di
giorno in giorno si osservano nuovi edifici e nuovi commodi che qui sarebbe
lungo descrivere dettagliatamente. Al presente la popolazione di Lampedusa, viene
costituita da Palermitani, Girgentani , Pantellereschi ed Usticani: contavansi
nello scorso anno 15 nati, 3 morti e 2 matrimoni, tutta la popolazione
dell'isola di Lampedusa, ascende al numero di circa 500 inclusi, bensì pubblici
funzionari, quegli abitanti non in altro si occupano che nella costruzione del
paese, nello spaccio dei generi commestibili, e pochissime braccia
nell'agricoltura e nella pesca.
Arrivederci a Lampedusa,
nel villaggio Blu
e
Green
info@lampedusablu.it